Le cause cicliche, economiche e le prospettive che porteranno ad un crollo del petrolio

Il concetto di ciclo con vincolo ribassista di lungo termine, desunto dalla tradizionale teoria ciclica, ben si adatta all’andamento dei prezzi petroliferi.

Analizzando l’andamento dei corsi del future sul petrolio greggio WTI, notiamo come il precedente ciclo di lungo abbia interessato il periodo 1999-2001 e come l’attuale ciclo stia rispettando la stessa tempistica, con un probabile minimo nel 2021.

Che il trend sia fortemente ribassista è evidenziato anche dalla collocazione del massimo del ciclo in corso addirittura nel primo sottociclo, nel 2011, e dalla successiva rottura del minimo formatosi nel secondo sottociclo.

Tale circostanza ha comportato un vincolo ribassista, cioè la prospettazione di minimi e massimi decrescenti, destinata a protrarsi fino alla fine del ciclo.

Salvo, come sempre, segnale opposto di troncatura ciclica rialzista, che non potrebbe intervenire che a partire dalla rottura di area 60.

Anche magic box settato di lungo proietta un trend negativo con primo setup nel 2021, con target addirittura negativi, tra gli obiettivi in overshooting ribassista.

Fantasia o realtà?

In effetti, già abbiamo assistito a prezzi del greggio negativi.

Cosa significa questo?

 

 

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Cimatti Mario Marco

Anche se il concetto è difficile da immaginare, abbiamo assistito al caso di raffinerie nord americane che per smaltire le proprie scorte, rimaste invendute, pagavano chi veniva a prendersele.

Eppure il petrolio una volta veniva considerato l’oro nero per eccellenza.

Quali sono le cause di questo tracollo?

I motivi che hanno portato a questo trend, destinato a durare nel tempo, sono diversi.

I principali riconducono a modifiche del mercato automobilistico, ricerca di fonti alternative, crisi economiche diffuse, nonché inquinamento ambientale.

Il mercato automobilistico è stato condizionato, non solo negli ultimi anni, da normative antinquinamento che hanno limitato la circolazione dei veicoli più inquinanti, da cui la nascita di mercati alternativi, come quello delle auto elettriche ed ibride, nonché servizi di car sharing o veicoli in affitto.

Tutto questo ha comportato una limitazione nell’uso dei carburanti tradizionali, nonché una ricerca di fonti alternative, con evidente impatto sul rapporto tra domanda e offerta, a svantaggio della domanda.

Non si può peraltro dimenticare la crisi di immagine che ha colpito alcuni tra i più celebri marchi dell’automotive mondiali, con gravi ripercussioni anche  sull’affidabilità dei modelli prodotti.

Intanto a seguito di truffe nel controllo delle emissioni inquinanti, ma non solo.

Per rendere più potenti certi motori, si è spesso fatto uso di turbine montate anche su veicoli diesel, che invece di garantire affidabilità e durata, ne comportano la rottura ogni 70000 km in media, quando non ogni 20000.

Insomma veri e propri errori di costruzione e progettazione, senza considerare gli inconvenienti legati a disfunzioni dell’impianto elettrico a seguito di un massiccio ricorso all’elettronica, che ti lasciano per strada.

Peccato che i marchi più blasonati, invece di operare correttamente, richiamando i modelli, mettano in atto veri e propri imbrogli ai danni dei clienti, non dicendo nulla in fase di vendita, e semplicemente sostituendo le parti rotte a caro prezzo, senza però dirgli che tra un po’ si ripresenterà lo stesso problema.

Tale errata politica commerciale ha peraltro comportato che una parte cospicua del segmento del mercato automobilistico, viste le negative esperienze, si sia poi rivolto a modelli dai motori meno brillanti, ma anche dai consumi più contenuti.

Ma il petrolio non è solo la materia prima da cui derivano carburanti per autoveicoli.

Serve anche per la produzione di energia elettrica e quindi nell’industria.

Proprio le fasi di economia stagnante o vere e proprie crisi economiche, che hanno caratterizzato molte economie nell’ultima fase economica, ovviamente hanno contribuito ad una riduzione dei consumi.

Ferma restando la ricerca di fonti alternative, ancora una volta per i noti problemi ambientali.

E proprio le dinamiche geoambientali hanno impattato non poco anche in relazione all’utilizzo del petrolio come combustibile per riscaldamento.

L’inquinamento a livello globale, e le conseguenze legate al cosiddetto effetto serra, hanno portato ad un surriscaldamento globale del globo, con modifica delle caratteristiche dei climi che caratterizzavano vaste aree geografiche.

In tal senso, si parla di una sostituzione del tradizionale clima temperato mediterraneo, ad esempio, con un clima tropicale o subtropicale, che comporta estati con temperature superiori alla media storica, ed inverni particolarmente miti.

Ulteriore fattore che, ovviamente, influisce negativamente sui prezzi petroliferi.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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