Le buone notizie sul fronte macroeconomico sembrano segnalare una ripresa graduale. Come hanno reagito i vari settori economici questa settimana?

Come scritto nei giorni precedenti, la Federal Reserve (FED) difficilmente potrà alzare i tassi finché la disoccupazione non sarà tornata a livelli vicini al target del 4,5%. Questo in base al doppio mandato secondo cui la FED oltre all’obiettivo d’inflazione vicino ma inferiore al 2% nel lungo periodo, ha anche quello della disoccupazione non superiore al 4,5%. Questo secondo mandato, differenzia la FED dalle principali Banche centrali occidentali che invece hanno quasi tutte il solo mandato della stabilità dei prezzi.

I dati macroeconomici di ieri essendo più deboli delle attese, hanno attenuato i timori di surriscaldamento dell’economia globale. Questo avrebbe potuto causare una riduzione delle politiche monetarie espansive prima del previsto. Il dipartimento del Lavoro degli USA ha diffuso i dati sugli occupati non agricoli a maggio. Questi sono aumentati di 559,000 unità, grazie alla riapertura delle attività produttive ed alle vaccinazioni. Questo dato, sebbene positivo, è risultato inferiore alle attese degli analisti, che avevano previsto un incremento di 650,000 unità.

Una tale dinamica resta favorevole all’attuale politica monetaria espansiva della FED, pertanto, almeno per ora, lo spettro di un aumento dei tassi resta lontano.

Il titolo di Stato decennale americano è sceso seppur moderatamente dall’1,581% della scorsa settimana all’1,56%.

Le buone notizie sul fronte macroeconomico sembrano segnalare una ripresa graduale. Come hanno reagito i vari settori economici questa settimana?

Questo quadro ha favorito i titoli growth che essendo percepiti come più rischiosi, sarebbero più sensibili ad un potenziale aumento dei tassi d’interesse. D’altro canto il dato macro sull’occupazione segnala comunque una ripresa generale dell’economia, che ha aiutato anche i settori più tradizionali.

Si segnala specialmente il balzo degli energetici che hanno messo a segno una performance settimanale del 6,4%, mentre i tecnologici sono avanzati del 1,3%, a seguire materie prime (1,19%), finanziari (1,15%) utilities (0,89%). L’unico settore leggermente negativo è stato l’healthcare (-0,24%).

A livello mensile ed annuale invece i settori tradizionali continuano ad avere una performance migliore rispetto ai settori growth, sebbene i tecnologici ed i servizi di comunicazione stiano però recuperando terreno. Nel mese scorso gli energetici sono cresciuti del 7,24%, a seguire finanziari (3,67%), servizi di comunicazione (3,13%), tecnologici (2,78%), materie prime (1,69%).

In un’ottica di performance annuale invece, il miglior settore è ancora quello delle materie prime (57,05%), seguito da servizi di comunicazione (48,61%), industriali (47,98%), finanziari e tecnologici (entrambi a 47,12%), energetici (32,03%), healthcare (20,97%), ed utilities (9,99%).

Conclusioni

Le buone notizie sul fronte macroeconomico sembrano segnalare una ripresa graduale. Quindi i settori growth stanno recuperando terreno rispetto ai tradizionali. Quanto durerà questo trend? Come abbiamo discusso nei giorni scorsi, molto dipenderà dalle dinamiche inflazionistiche, dalla ripresa economica e dagli sviluppi sul fronte della pandemia. L’inizio dell’autunno dovrebbe portare una maggior visibilità sul medio periodo. Segnaliamo che il nostro Ufficio Studi ha individuato per l’anno in corso per i maggiori indici azionari mondiali che possibili punti di svolta nei prossimi mesi si potranno collocare  il 22 giugno, o nella prima decade di agosto o il 5 ottobre.

Fino ad allora si procederà per step, valutando che il proprio portafoglio sia allineato con i propri obiettivi di rischio rendimento ed orizzonte temporale.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

Consigliati per te