Le banche italiane sono a rischio insolvenza?

Attenzione: le banche italiane sono a rischio insolvenza. La CONSOB ha pubblicato un nuovo rapporto. E’ dedicato agli effetti del Covid-19 sul sistema finanziario italiano. Ed il focus è sulle banche. Gli istituti italiani si trovano in condizioni complessivamente più solide, dice l’Authority. Più solide rispetto a prima della crisi finanziaria globale. O a quella del debito sovrano. Ma questo non le mette purtroppo al riparo da eventuali scenari negativi. Come nel caso in cui ci fossero problemi. Problemi come la forte contrazione dell’attività economica prevista per l’autunno. Situazione che probabilmente innescherà diffuse crisi di liquidità. E un aumento rilevante del tasso di insolvenza tra le imprese debitrici. Ma anche crescenti difficoltà delle famiglie a estinguere i propri debiti.

L’Italia è stata colpita quando il Paese era già in una fase crescita rallentata. Crescita che da anni rimane inferiore a quella delle maggiori economie avanzate. E che sconta squilibri preesistenti nelle finanze pubbliche. Squilibri che costituiscono un vincolo alle misure di contrasto alla crisi. Le prospettive macroeconomiche sono quindi incerte. E la CONSOB parla perciò di rischi al ribasso. Rischi anche per le società quotate non finanziarie. Società che nel complesso hanno una più elevata vulnerabilità rispetto alle imprese europee. Vulnerabilità che rende più difficile sostenere il maggior livello di debito che verrà contratto per soddisfare le esigenze di liquidità.

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Le banche italiane sono a rischio insolvenza?

Anche la ripresa di Piazza Affari non è stata molto buona, finora. Infatti è stata la peggiore in Europa dopo Madrid nel primo semestre. La ripresa, quindi, potrebbe subire una brusca correzione. Quando? Quando e se le condizioni economiche generali dovessero peggiorare. O se fosse più lenta del previsto. Sul mercato obbligazionario del debito sovrano potrebbero emergere tensioni. Le cause? Il deterioramento dello stato delle finanze pubbliche. Ma anche le accresciute esigenze di finanziamento del debito.

Per la CONSOB, i mercati dei titoli di Stato potrebbero sperimentare tensioni significative. Questo a fronte delle emissioni di nuovo debito che si renderanno necessarie. Emissioni che serviranno per la gestione della crisi sanitaria ed economica. Ma anche per il rifinanziamento del debito in scadenza. Tranquillizza il fatto che a livello europeo la risposta delle istituzioni è stata molto forte. Sin da subito superiore a quella per contrastare le crisi del 2008 e del 2011. E, al tempo stesso, eccezionale.

Natura della crisi e fintech

Ma la natura della crisi rende la cooperazione in ambito internazionale più che mai indispensabile. Questo per garantire misure a sostegno dell’attività economica efficaci e tempestive. La crisi consegna quindi alcune lezioni fondamentali. Quali? Prima di tutto, la necessità di coordinamento a livello internazionale. Coordinamento che serva per definire e attuare misure di contrasto alla crisi adeguate e tempestive. In secondo luogo, la necessità di affinare e sviluppare strumenti di indagine che possano aiutare i policy makers. Come le analisi di scenario e i nuovi approcci di indagine. Approcci basati sulla combinazione di modelli epidemiologici e macroeconomici. E sull’utilizzo dei cosiddetti dati in real-time e ad alta frequenza. Il rapporto CONSOB, infine, mette in evidenza anche un ultimo aspetto, quello dell’accelerazione del fintech.

L’accelerazione della digitalizzazione dei servizi finanziari porta sicuramente vantaggi. Vantaggi per tutti i partecipanti dei mercati finanziari. Ma potrebbe anche far aumentare il rischio di esclusione finanziaria di alcune categorie di utenti. Bisogna quindi fare molta attenzione alla sua progressiva implementazione.

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