Le assurdità del Fisco italiano: il prestito-tassa

Ecco una le assurdità del Fisco italiano: il prestito-tassa. Mettiamo che una persona dovesse chiederci un piacere, ad esempio un prestito. E per questo dovessi essere tu a pagare lei, e non l’opposto. Che cosa pensereste? Che si tratta di una truffa, vero? Può sembrare strano e provocatorio, ma con il Fisco italiano succede più o meno questo.

Quando si parla di tasse nascoste, l’imposta sui Titoli di Stato ha un posto privilegiato. Qui l’Erario diventa davvero abile. Fa passare l’operazione di acquisto dei titoli come un vantaggio per il privato. Spieghiamo subito l’arcano. Il nostro Stato non ha i soldi per affrontare tutta la spesa pubblica. Per questo se li fa prestare dagli altri. Questi prestiti vengono elargiti un po’ dai privati, un po’ dai paesi esteri, un po’ dalle banche. Il tutto attraverso la sottoscrizione dei cosiddetti Titoli di Stato. Si tratta né più né meno di titoli obbligazionari. Al pari di quelli che emettono le comuni società commerciali. In questo modo il nostro stato racimola i soldi. Soldi che servono per pagare i dipendenti pubblici, le pensioni, i servizi sociali, le scuole, la sanità.

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Ogni anno, ed anche più volte all’anno, vengono emesse le aste di BOT e BTP. Ossia i titoli di Stato. Queste emissioni hanno lo scopo di recuperare ciò che l’imposizione fiscale da sola non riesce a coprire. Senza tali prestiti l’Italia andrebbe in default, ossia in fallimento. Abbiamo affrontato la possibilità di recente in dettaglio con questo articolo. In buona sostanza il cittadino va in soccorso del proprio Paese prestando i soldi all’Erario. E questo a fronte di un tasso di interesse spesso inferiore a quello dell’inflazione. Quindi rimettendoci.

Le assurdità del Fisco italiano: il prestito-tassa

Ebbene, il nostro stato è riuscito a girare la frittata. E a far passare questo prestito come un vantaggio per il contribuente, non per se stesso. Come? Semplicemente tassando l’acquisto dei Titoli di Stato. Ossia facendosi pagare per il piacere ricevuto. Quindi lo Stato con una mano prende, e con l’altra pure. Da un lato si fa prestare i soldi. E poi una parte di questo prezzo pagato se lo riprende con la tassazione.

A questo punto, nel tentativo di evitare questa beffa, penserete di spostare i vostri risparmi. Magari verso altre forme di investimento. Magari di tipo privato. Anche a questo ha pensato il Fisco ingordo. Come? Tassando di più le vendite azionarie, con imposta del 26%. Allora starete pensando di lasciare i vostri soldi in banca, forse. Mossa sbagliata. Questa inazione vi costa tre volte. Da un lato, infatti, dovete versare l’imposta di bollo annuale sul conto. Dall’altro lato gli interessi sul conto corrente sono tassati al 26%. E, in ultimo, dovete fare i conti con l’inflazione. Che erode il potere d’acquisto del denaro parcheggiato in banca. E purtroppo è proprio così.

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