Le apparenti contraddizioni dei mercati

INTERVISTA A GIAN PIERO TURLETTI

 

PER QUALE MOTIVO, NONOSTATE LA DIFFUSA VITTORIA DI MOVIMENTI POLITICI EUROSCETTICI, I MERCATI CONTINUANO AD ESPRIMERE UN SOSTANZIALE OTTIMISMO?

Un dato rilevante sono i risultati elettorali, ma altro dato di riflessione è la concreta possibilità di andare al governo o di far vincere un referendum sull’uscita dall’euro o dall’UE.

PUO’ SPIEGARCI MEGLIO?

Certamente. Il fatto che un partito abbia la maggioranza relativa dei voti, cioè diventi il primo partito, non gli consegna automaticamente le chiavi del governo.

Nelle moderne costituzioni democratiche, un esecutivo deve ottenere la maggioranza dei voti parlamentari, ed essere il primo partito non garantisce questo.

Può infatti succedere che altri partiti, alleandosi, ottengano la maggioranza per governare, lasciando all’opposizione il partito numericamente maggiore.

Questo peraltro spinge partiti moderati ad allearsi tra di loro, come successo in Italia dopo le ultime elezioni politiche.

Il movimento 5 stelle è rimasto all’opposizione, e la vittoria elettorale di quest’ultimo ha spinto centrodestra e centrosinistra ad un’alleanza di governo.

Lo scenario preferito dai mercati.

Come peraltro verificatosi anche in Germania con la grosse coalition della Merkel.

E NEGLI ALTRI PAESI?

Anche negli altri paesi le recenti elezioni europee hanno in diversi casi visto la vittoria di partiti antisistema, come in Francia ed in Grecia, ma non risultati elettorali tali da consentire loro di governare da soli.

Anche in caso di elezioni anticipate, quindi, verrebbero probabilmente a crearsi condizioni favorevoli ad alleanze tra partiti moderati.

QUESTO SPIEGA I RECENTI MOVIMENTI RIALZISTI SUI MERCATI EUROPEI, MA NON SPIEGA IL RISCHIO DI REFERENDUM ANTIEURO O ANTIUE.

Intanto, va ricordato che un referendum, per essere valido, solitamente richiede la partecipazione del 50 per cento degli aventi diritto al voto, a differenza delle votazioni politiche, soglia che difficilmente si raggiunge.

La concreta possibilità di arrivare, quindi, ad un eventuale risultato referendario effettivamente valido in funzione antiUE o antieuro viene percepito come una possibilità molto remota dai mercati.

E QUALE VALENZA ASSUMONO, QUINDI, GLI SCENARI ANTIUE ED ANTIEURO DESCRITTI NELLA SUA PRECEDENTE INTERVISTA?

In quell’intervista ho soprattutto evidenziato cosa sarebbe potuto succedere, nel caso di una concretizzazione di certe ipotesi, riconducibili a governi antiUE ed antieuro, o a referendum nella stessa direzione.

Ad esempio nel caso in cui taluni movimenti o partiti avessero ottenuto, da soli, i voti sufficienti per formare un governo.

MA PER QUANTO RIGUARDA LA GRAN BRETAGNA?

In questo caso, occorre dire che il sentimento antiUE è particolarmente diffuso, e sostenuto a livello politico anche da altre forze politiche, non solo dall’UKIP.

Pertanto, sia il governo in carica, sia un altro esecutivo, o un eventuale referendum potrebbero effettivamente decretare l’uscita dall’UE.

Per la Gran Bretagna, quindi, esiste una rilevante maggior probabilità di effettiva uscita dall’UE.

A differenza degli altri paesi, in cui tale scenario è puramente ipotetico.

Ma le conseguenze sarebbero diverse.

Infatti la Gran Bretagna non fa parte, come già ricordato nella precedente intervista, dell’eurozona, ed una sua eventuale uscita avrebbe ripercussioni limitate sulla tenuta dell’euro.

 

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