L’America lancia una controffensiva contro la Germania di Gianluca Braguzzi

Vorrei dare una interpretazione un po’ diversa a quello che si legge in questi giorni sul vergognoso scandalo delle auto Wolkswagen e probabilmente non solo, che tocca la casa automobilistica ma certamente anche l’immagine della Germania tutta.
Da tempo si sente ripetere un concetto da noi avanzato già da anni, ovvero che la Germania stesse vincendo sui campi della finanza, dell’industria e, più in generale, sui tavoli della politica economica europea , abilmente egemonizzati, quella che è una vera e propria guerra mondiale tra le grandi potenze che cercano di sottomettere quanto più mondo possono.
Se ne avete voglia seguite questo percorso di ragionamento atipico:
Gli USA hanno ormai molti più motivi per alzare i tassi che no, vediamoli:
– l’economia USA e non solo per l’impetuosa crescita del PIL è definitivamente uscita dalla crisi;
– l’esempio del Giappne non risulta assolutamente attraente nel valutare le conseguenze storiche di una fase prolungata ( e ormai non contrastabile) di tassi a zero;
– la FED deve riarmarsi, come e sostengono molti esperti, dell’arma dei tassi di interesse , assolutamente prima che una nuova onda ciclica di recessione si metta in movimento;
– ma soprattutto: la crisi del sistema bancario e finzanziario negli Stati Uniti è stata affrontata prendendo il toro per le corna ovvero sono stati stampati dollari non solo per riacquistare i, comunque sani, Tbond USA ma anche e soprattutto per rilevare la m…a ovvero miliardi e miliardi asset tossici (bond e derivati bancari eccetera) dalla pancia della banche americane.
In Europa invece, forte del suo “invincibile” modello, la Germania ha imposto una politica di rigore tagliata a propria misura.Scelta strettamente correlata alla precisa volontà di zavorrare l’ “euro- marco” e nel contempo rendere progerssivamente più deboli i paesi dell’area euro sempre più fragili e facilmente colonizzabili , soffocati da scelte economiche e forza valutaria non tagliate sui propri fabbisogni, su quelli delle proprie popolazioni.
L’America non sta riuscendo ad alzare i tassi , come ormai necessario dunque, principalmente per motivi esterni.
In primis in ambito di valutario. Se l’America sola alzasse i tassi, il dollaro potrebbe avviare un percorso di rialzo pressoché inarrestabile verso TUTTE le valute che renderebbe la produzione americana “inesportabile”.
Ora, prorio ieri , guarda caso, è stato avviato un dialogo importante con la Cina che potrebbe portare a uno sbarramento nella svalutazione dello Yuan (d’altronde i cinesi per produrre debbono pur comprare materie prime) .
In questo quadro in movimento l’euro rimane la nota stonata per la Yellen e la sua FED.
Infatti, se la BCE continua, per preciso diktat tedesco, a comprare solo bond governativi inonda il mercato di liquidità ma di fatto non consente al sistame bancario ,come invece accaduto negli USA ( e probabilmente anche in Gran Bretagna e in Svizzera ), di svoltare. Non è dato a sapere in che percentuale negli USA gli asset tossici siano stati ripulti dalla FED. Certo i nuovi requiisiti di liquidabilità e trasparenza richiesti ai fondi USA sarebbero stati impensabili se questa percentuale non fosse almeno maggioritaria. Tanto più questa considerazione vale visto che proprio negli USA nacque l’escamotage di quotare mark to market (ovvero a un prezzo passato e non di mercato) i titoli illiquidi. Scelta poco onesta ma fondamentale per salvare fondi e sistema da un crash totale.
Orbene se l’Europa/”tedesca” continua in questa politica di aiuti apparenti (il vero problema sono i bond bancari non certo i governativi) è facile pensare che la BCE non potrà rialzare i tassi prima di un tempo lunghissimo, anche 10/15 anni.
Ecco che per gli USA questo diventa inaccettabile.
E qui è partita, mi viene da dire, la controffensiva.
Lo sputtanamento (scusate ma non mi viene altro termine) della Wolkswagen non colpisce solo una casa automobilistica. Va a scalfire in profondità la credibilità e attendibilità delle scelte nonché dei diktat teutonici!
Con che coraggio ora potranno parlare di rigore e di sacrifici necessari a paesi come l’Italia, la Grecia ecc.?
Prevedo che la prossima mossa degli USA sarà sollecitare i paesi deboli come l’Italia a ribellarsi e ad imporre a una BCE, finalmente indirizzata a maggioranza, e non più soltanto asservita al più forte, a cambiare politica e a dirigere i propri sforzi verso il modello di comportamento USA, il solo che si è mostrato in grado di riattivare il credito (non solo per chi non ne necessita) e fare ripartire l’economia.
Si può discutare a lungo se salvare banche finite nella fogna dell’immoralità sia cosa giusta, ma questa crisi prolungata di fatto sta uccidendo milioni di posti di lavoro (anche persone purtroppo) come una vera e propria guerra e come tale va combattuta.
Credo siamo arrivati a una svolata epocale che negli anni a venire potrà avere effetti simili a quelli prodotti nell’Est Europa dall’elezione di un papa polacco.
Se la terza guerra mondiale, che per alleggerire il clima vogliamo parificare a un incontro di calcio, vedeva la Germania chiaramente in vantaggio per 1-0, ora gli Stati Uniti hanno brillantemente pareggiato: 1 a 1 e palla al centro.
Se gli statunitensi avranno il coraggio e la visione di andare avanti sino in fondo, la Germania confermerà ancora una volta, nella guerra combattuta sui campi di politica e finanza, il famoso detto “non c’è due senza tre”.
E anche questa volta quasi per caso l’Italia si troverà, all’ultimo momento, dalla parte giusta.

Gianluca Braguzzi è un gestore di fondi comuni di investimento

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