La volatilità resta ancora protagonista sui mercati 

Gli indici europei tagliano il traguardo della mattinata con un andamento ancora cauto. Troppe le tessere di un mosaico ancora in fase di costruzione e troppo ampio lo spettro di valutazione. Unica certezza attuale è il fatto che la volatilità resta ancora protagonista sui mercati. Poco prima delle 15, infatti, il Ftse Mib perde lo 0,67% ed in perdita risultano anche il Dax a -0,49% e il Cac 40 a -0,21%.

Una cautela che con il passare delle ore tenderà a trasformarsi in un passivo anche evidente con Piazza Affari che alle 16.13 arriverà a sfiorare il -1% di perdita. Dall’altra parte dell’oceano, invece, Wall Street in apertura contrastata deve fare i conti con aumenti sul fronte del rendimento dei T-bond ormai in area 1,5%. A dare man forte all’aumento anche un sentore sempre più diffuso di una revisione, forse anticipata, dei tassi di interessi.

Intanto si guarda alla situazione internazionale. Secondo alcune fonti di stampa il governo del Regno Unito potrebbe decidere nuove restrizioni. La causa? La progressiva diffusione di contagi anche dovuti alla variante Omicron. Nonostante la presenza dei vaccini abbia permesso di non replicare un’emergenza che da sanitaria rischia di trasformarsi anche in ospedaliera, il profilo di rischio dovuto alla variante Omicron è ancora un elemento che i ricercatori stanno analizzando con attenzione.

La volatilità resta ancora protagonista sui mercati

Un problema non indifferente, quello di possibili restrizioni, dal momento che ci si trova in piena stagione natalizia. Non solo, ma anche per via del fatto che molte Banche centrali devono ovviamente considerare l’andamento della ripresa economica. Oltre, naturalmente a quello dell’inflazione. Il tutto per decidere se e come rivedere le strategie di sostegno finora messe in atto. Un primo esempio arriva proprio dalla Banca centrale indiana che ha deciso di evitare manovre di normalizzazione proprio a causa dell’impatto che Omicron potrebbe avere nei prossimi mesi sull’economia del subcontinente.

Ma analizzando il panorama internazionale non bisogna tralasciare un altro fattore: il calo vistoso del PIL giapponese. Nello specifico il dato pubblicato si riferisce al periodo del terzo trimestre. In questo caso ha registrato una contrazione del 3,6% su base annua, oltre il 3% previsto dagli osservatori.

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