La tassa patrimoniale che paghiamo senza accorgercene e che non ci dicono

La tassa patrimoniale che paghiamo senza accorgercene e che non ci dicono. In Italia si pagano non solo le tasse che vediamo. Ci sono anche quelle che non vediamo e non ci dicono.

L’attuale dibattito a livello politico vede promesse elettorali sensazionali. E irrealizzabili, come la flat tax. O realizzate, ma fallimentari, come il reddito di cittadinanza. E per quanto il senso civico di una persona possa essere spiccato, pagare le tasse non è certamente considerato un’esperienza piacevole. Per ragioni facilmente intuibili, chiaramente.

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Difetti cognitivi nella percezione di quanto si paga al Fisco

Pagare le tasse non è per definizione un’attività piacevole. Ma è anche vero che non tutte le tasse sono uguali. Le tasse che vengono prelevate una tantum sono considerate spesso più odiose di quelle ricorrenti. In Italia, da sempre, in fondo a questa peculiare classifica di gradimento ci sono le tasse sul bene supremo. Sulla casa, quindi. Un vero è proprio tasto dolente. Ma sapete quale sia la tassa più alta in relazione agli altri paesi europei in Italia? No? Ve lo diciamo noi. E’ quella sul reddito. La percezione delle persone riguardo al valore di ciò che stanno pagando attraverso le tasse varia. E varia in modo deciso. Parecchio deciso quando si passa da un’imposta all’altra. Orbene, ancora maggiore è il difetto cognitivo ad esse conseguente. Difetto che impedisce di visualizzare il valore di ciò che stiamo perdendo non quando paghiamo. Ma quando evitiamo di agire.

La tassa patrimoniale che paghiamo senza accorgercene e che non ci dicono

Quant’è il costo totale per gli italiani per le scelte di risparmio non efficienti? Secondo Bankitalia, le famiglie mantengono in liquidità oltre 1.600 miliardi. Considerate che l’inflazione è cresciuta nel 2019 dello 0,6%. E che il rendimento medio dei depositi è stato dello 0,4%. La perdita di valore del patrimonio degli italiani è stata dello 0,2%. Ovvero un ammontare pari a 2,5 miliardi. Cioè l’1,5% del PIL. Immaginiamo adesso un’inflazione che raggiunga il target prefissato della BCE, vicina al 2%. La perdita di valore annua del risparmio supererebbe i 15 miliardi.

E’ una tassa nascosta. Generata dalla scarsa educazione finanziaria. E dalla mancanza di provvedimenti che possano favorire il risparmio. Essendo nascosta, non figura ovviamente tra le priorità dell’opinione pubblica. E quindi della politica. Comparata alle altre tasse? E’ ben superiore al canone RAI (2 miliardi). E alla vecchia IMU (15 miliardi). Solo l’IVA le è superiore, e di parecchio. Ma l’IVA è una tassa trasversale, pagata da tutti. Ed anche più volte, in maniera distorta.

I risparmi sul conto sono frutto di una distorta percezione del rischio

Guardiamo la questione rivolti a noi stessi. Un’inflazione vicina al 2% fa diminuire il valore del capitale di parecchio. Quanto? Del 30% in 20 anni. La vera scelta, quindi è un’altra. Non tra una potenziale perdita e lo status quo a cui siamo abituati. Ma tra la generazione di rendimento attraverso un rischio controllato, cioè investendo, e una perdita di valore certa. Che è quella di tenere i soldi improduttivamente sul conto corrente.

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