La sentenza può anche essere motivata con rinvio ad altra decisione, ma il giudice deve dare conto delle ragioni della conferma

La sentenza può anche essere motivata con rinvio ad altra decisione, ma il giudice deve dare conto delle ragioni della conferma. Studiamo il caso.

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 6397 del 09/03/2021, ha chiarito alcuni rilevanti aspetti in tema di cosiddetta motivazione per relationem. Quando cioè il giudice, nel motivare la propria decisione, fa semplicemente rinvio ad altra, precedente, decisione. Nel caso di specie, il contribuente aveva impugnato la cartella relativa ad un recupero IRAP, conseguente ad un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate. Il ricorso veniva accolto in primo grado. Proposto appello dall’Agenzia delle Entrate, la Commissione Tributaria Regionale lo respingeva integralmente. L’Amministrazione proponeva ricorso per cassazione, deducendo la nullità della sentenza, in quanto il giudice d’appello aveva semplicemente rinviato alla motivazione del giudice di primo grado.

La decisione

Secondo la Suprema Corte, la censura era fondata. La sentenza può anche essere motivata con rinvio ad altra decisione, ma il giudice deve dare conto delle ragioni della conferma. E lo deve fare in relazione agli specifici motivi di impugnazione sollevati in quel giudizio. Dalla lettura di entrambe le sentenze deve dunque potersi ricavare un percorso argomentativo esaustivo, coerente e facilmente intellegibile. La decisione impugnata, invece, si era limitata ad aderire alla pronuncia di primo grado in modo acritico, senza alcuna valutazione dei motivi di appello. La sentenza era dunque nulla per carenza assoluta di motivazione.

Osservazioni

Deve ravvisarsi il vizio di carenza di motivazione tutte le volte in cui la sentenza non dia conto dei motivi in diritto sui quali è basata la decisione. In tal modo infatti non si consente la comprensione delle ragioni poste a suo fondamento. E non si evidenziano gli elementi considerati nella decisione, impedendo ogni controllo sul percorso logico-argomentativo seguito. La carenza motivazionale della sentenza configura quindi un “vulnus” al principio costituzionale secondo cui tutti i provvedimenti giurisdizionali debbono essere motivati.

Al di là dei principi giuridici, spiace comunque rilevare come tali tipi di pronunce rivelino un’evidente carenza nel funzionamento della giustizia. Con conseguente perdita di tempo, per entrambi le parti, laddove poi la causa viene nuovamente rinviata dalla Cassazione al giudice di secondo grado. Il difetto di motivazione (tale da risolversi in una motivazione meramente apparente), comporta infatti la nullità della sentenza impugnata. La motivazione della sentenza deve essere del resto aderente alla concretezza del caso deciso, con gli opportuni specifici riferimenti agli elementi che la caratterizzano. Pena appunto la sua nullità.

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