La riforma pensionistica e i nuovi contratti: è tutto oro ciò che luce?

Troppo spesso pensiamo che alcune riforme di istituti giuridici o nuove tipologie contrattuali siano necessariamente migliorative rispetto al passato, sempre e solo a favore dei destinatari.

E’ realmente così?

Mi spiace deludere chi la pensa in questo modo, ma occorre sempre una certa prudenza, a mio avviso, nel valutare eventuali innovazioni giuridiche o economiche, approfondendone diversi aspetti e rilevando eventuali criticità del caso.

In questo articolo, a beneficio di tutti coloro che potrebbero essere interessati a questi due temi, approfondisco la nuova ape volontaria e il contratto che dovrebbe consentire (il condizionale è d’obbligo) di ottenere veicoli anche nuovi gratis, in cambio di pubblicità da applicare sui medesimi.

Ma procediamo con ordine.

Per ape volontaria in pratica si intende un’anticipazione della pensione, che sarebbe gradita a molti.

Tuttavia, per considerare l’effettiva convenienza economica di quanto approvato dal governo in questa materia, occorre mettere a confronto quello che si riceve con quello che poi si dovrebbe pagare.

Infatti quanto anticipato va poi restituito e con tanto di interessi.

Pertanto va chiarito che l’anticipo della pensione, fino a 3 anni e 7 mesi, dovrà essere restituito per venti anni.

Per avere un’idea delle somme “in gioco” ecco un esempio tratto da una delle tante simulazioni, che in questi giorni le diverse testate giornalistiche stanno facendo.

Da Il Giornale: “ll conto dell’anticipo pensionistico lo pagano i diretti interessati. In cambio di tre anni e sette mesi di libertà dal lavoro, un pensionato da 3.000 euro lordi al mese (circa 2.100 netti), avrà un assegno anticipato di poco superiore ai 1.600 euro. Poi, una volta maturati i requisiti per la pensione regolare, dovrà restituire 330 euro al mese. Il suo assegno sarà di 1.780, tra il 13 e il 15% in meno di quanto avrebbe percepito senza anticipo. In tutto, sui 20 anni, sono circa 86 mila euro, a fronte di un prestito di 57.600 euro.”

Sin qui l’esempio tratto da Il Giornale, per cui possiamo dire che l’anticipazione del trattamento costerebbe, al pensionato dell’esempio, quasi il 50 per cento.

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Secondo me con i metodi di Gian Piero Turletti si può avere sia una visione anticipata di quello che poi capiterà sui mercati, sia segnali trend following, di conferma, desunti dai metodi stessi.
Cimatti Mario Marco

Ne vale la pena? Francamente, non mi pare.

Ma ora passiamo ad un secondo tema, che da qualche tempo interessa coloro che sono interessati all’acquisto di un nuovo veicolo.

Parliamo della possibilità di stipulare un contratto formulato come segue.

La società in questione si impegna a corrispondere anticipatamente al contraente le somme delle rate di un finanziamento finalizzato all’acquisto di un veicolo.

In pratica, si obbliga a pagare lei il finanziamento.

In cambio il contraente, definito driver, per tutta la durata del contratto, in genere pari alla durata del finanziamento, rende il proprio veicolo disponibile per farvi applicare pubblicità di clienti della società.

Abbiamo quindi un duplice contratto: il driver stipula un finanziamento con una banca o con una finanziaria, e sin qui rientriamo nel normale rapporto che può instaurarsi tra acquirente di un veicolo e società finanziatrice.

Come innovazione, a tale contratto si affianca quello della società, diversa dalla finanziaria, che si impegna a corrispondere al driver l’importo delle rate prima della loro scadenza, in cambio di pubblicità sul veicolo.

Tutto ok, risolti i problemi di chi non può o non vuole pagare un veicolo?

Ebbene no, vediamo perchè.

Intanto, non tutti, come notiamo, possono sottoscrivere il contratto.

Infatti, com’è evidente, interviene una prima fase, in cui va svolta l’istruttoria pratica, da parte della finanziaria, per valutare se il driver sia finanziabile o meno.

Va infatti evidenziato che non si instaura un rapporto giuridico tra società contraente e società finanziaria.

Il contratto di finanziamento interviene solo tra driver e finanziaria, per cui se quest’ultima ritiene non affidabile il potenziale contraente, non se ne fa nulla.

Rimane quindi esclusa tutta quella categoria di potenziali utenti, che vorrebbero cambiare auto, ad esempio, ma non solo non hanno i soldi, ma non sono neppure finanziabili.

Ma il fatto che tutto parta da un finanziamento pone anche altri problemi, anche per chi sarebbe finanziabile.

Intanto, comunque, non è detto che l’istruttoria della pratica sia veloce.

Possono volerci anche 90 giorni, e chi ha necessità di avere in fretta un nuovo veicolo?

Oserei dire che sta a piedi.

Ma non basta. La finanziaria potrebbe anche decidere che desidera determinate garanzie, che potrebbero essere considerate eccessive per l’acquisto di un veicolo, come un pegno titoli, o altra garanzia.

Ammesso poi che uno abbia avuto la pazienza di aspettare l’esito della pratica e abbia potuto fare a meno del veicolo per tutto questo tempo, ammesso inoltre che l’esito della pratica sia positivo, i problemi principali sono ancora altri.

Evidentemente, un potenziale contraente è interessato a far applicare pubblicità al proprio veicolo, per ottenerlo gratis.

Ma se la società ha poi dei problemi finanziari, e per qualsiasi motivo poi non adempie il contratto?

Cioè se poi il contraente, prima della scadenza della rata verso la finanziaria, non si trova sul proprio conto corrente il corrispettivo che avrebbe dovuto essere versato dalla società?

Ebbene, il residuo del finanziamento da pagare resta sulle sue spalle.

Non gli resta che o pagare di tasca sua, o cercare di vendere il veicolo, sperando che l’incasso copra il debito residuo.

Effettivamente, alcune società del settore prevedono, in caso di proprie difficoltà finanziarie, di acquistare il veicolo, ma la cosa è abbastanza contraddittoria.

Se, infatti, si trovano in difficoltà finanziaria, questo vale anche per eventuali acquisti. In sintesi, possiamo dire che il contratto, che dovrebbe essere uno strumento per il soddisfacimento di determinate esigenze economiche, in questo caso non corrisponda minimamente agli interessi del contraente, che sono innanzi tutto riconducibili al fatto di evitare il rischio di dover pagare di tasca propria.

Ancora una volta, ben possiamo dire che non è tutto oro ciò che luce.

 

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