La revisione del catasto: una patrimoniale occulta?

Con la pandemia legata al Covid 19 purtroppo ancora in corso e alle sue varianti molto più contagiose, siamo arrivati in fondo al capolinea. Come far quadrare i conti del bilancio italiano che si sono incrementati in maniera vertiginosa in questi due ultimi anni?

L’economia si sta riprendendo e il PIL è in crescita, ma questo non può bastare.

La stessa Unione Europea ha rinviato il cosiddetto “patto di stabilità” all’anno 2023 per dare fiato alle economie europee messe in grave crisi dalla pandemia.

Nonostante questi fattori positivi, i conti del nostro bilancio non quadrano.

Le colpe sono un po’ di tutti, con le solite regalie elettorali, come il reddito di cittadinanza o quota 100 per i pensionamenti.

Tutti provvedimenti di giustizia sociale ma da prendere quando i conti pubblici sono in ordine.

Ricordiamo anche che, se donassimo tutti beni, la povertà nel mondo non finirebbe e i poveri diventerebbero ancor di più.

La revisione degli estimi catastali

Il provvedimento di fare una revisione degli estimi catastali viene da molto lontano, da preciso momento che nell’anno 1992 fu introdotta la famosa ISI che anticipava l’imposta comunale ICI per l’anno 1993.

Questa imposta patrimoniale immobiliare aboliva tutte le altre, come l’INVIM e l’ILOR e si sostituiva ad esse.

Fin dall’inizio si era previsto una eventuale riforma del catasto per adeguare i valori catastali ai valori effettivi degli immobili.

Le soluzioni che si sono alternate in questi anni è stata quella di incrementare sempre di più le rendite catastali dalle quali sprigionavano i valori patrimoniale sui quale calcolare le imposte.

Il problema è estremamente complesso e variegato. Le rendite catastali nei grandi centri urbani sono enormemente maggiori rispetto ai comuni dell’hinterland e dei piccoli paesi.

Inoltre le coloniche ristrutturate, gli agriturismi e in genere i terreni agricoli sono sotto stimati.

Chiunque controlli un bollettino di case in vendita, vedrà che i prezzi reali di varie coloniche ristrutturate che sono enormemente superiori ai loro valori catastali.

La revisione del catasto: una vera e propria tassa patrimoniale occulta?

Una revisione del catasto può essere anche un provvedimento appropriato, ma se questo intervento vien fatto in un periodo molto particolare per fare cassa, si tradurrà in una vera e propria tassa patrimoniale, non occulta ma palese.

Le rendite catastali si incrementarono e quindi i valori su cui pagare le imposte patrimoniali I.M.U. saranno molto più alti e conseguentemente le tasse aumenteranno in maniera più che proporzionale.

La conseguenza degli aumenti delle renditi si scaricheranno anche sulla dichiarazione dei redditi, in quanto, nel quadro RB della dichiarazione si devono indicare le rendite dei beni immobili posseduti.

Da qui si capisce che vi sarà un ulteriore incremento di IRPEF da pagare su queste nuove rendite.

Il gioco non si ferma qui, questo incremento porterà ad un aumento dei valori dei quadri RN1 del modello dichiarativo e quindi maggiori addizionali comunale e regionali.

Da quanto scritto posiamo ben comprendere che questo aumento degli estimi catastali si traduce in una vera e propria tassa patrimoniale occulta.

In un periodo in cui si parla di riduzioni del carico fiscale non sembra una buona partenza.

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