La patrimoniale potrebbe risolvere i problemi italiani?

Almeno sinora, esplicitamente di patrimoniale nessuno ha parlato, ma quali sono le prospettive a tale riguardo?

In realtà, patrimoniale è termine troppo generico, molto dipenderebbe da quale forma assumerebbe tale provvedimento.

A titolo esemplificativo, sono patrimoniali: le imposte sugli immobili, le imposte di bollo in percentuale sugli asset contenuti nei depositi titoli, le voluntary disclosure su asset denunciati, e prima detenuti all’estero, ed altre ancora.

Indubbiamente, si tratterebbe di una imposta che non colpirebbe tutti in modo indifferenziato, venendo applicata in percentuale sul controvalore di un asset.

Ma anche questa potrebbe avere un effetto in parte recessivo.

Ad esempio, certamente un incremento di tassazione sugli immobili non favorirebbe tale settore, e su asset finanziari, colpirebbe invece questo altro comparto.

Patrimoniale: quali altri provvedimenti fiscali potrebbero essere previsti in una prossima finanziaria?

Tra risparmi di spesa e nuove entrate, le possibili misure potrebbero riguardare quota 100 o reddito di cittadinanza, tra le prime, da rivedere se non da abrogare totalmente, ma anche un incremento di tassazione su titoli di Stato tra le seconde.

I primi, come abbiamo detto, porrebbero non pochi problemi politici, la seconda sarebbe un autogoal clamoroso.

I titoli di Stato possiedono un certo rating, e lo stato ha necessità che vengano sottoscritti.

Sinora, nonostante un rating inferiore a quello di altre asset class, la appetibilità di tale strumento è dipesa soprattutto dal rendimento.

L’incremento di tassazione determinerebbe, quindi, da parte del mercato, a fronte di un rating non migliorato, un rendimento inferiore a quello di prima.

Ma quello di prima sarebbe nuovamente agevole ad ottenersi con una minor richiesta, e quindi con prezzi in calo.

Sarebbe quindi una sorta di mera partita di giro, in cui all’incremento di imposta corrisponderebbe un incremento di rendimento, legato a prezzi in calo.

Altrimenti, si rischia che un rendimento inferiore non sia considerato sufficientemente proporzionato al livello del rating.

I nodi della crisi: quali sono e sono superabili?

Venendo agli aspetti più direttamente politici, comunque molteplici sono i nodi ancora da sciogliere tra PD e Movimento 5 stelle.

Se i 5 punti inizialmente formulati dalla direzione PD possono, per certi versi, essere considerati abbastanza vaghi certamente molto più cogenti le 3 richieste aggiuntive di Zingaretti: finanziaria, decreti sicurezza, provvedimenti costituzionali.

Giustamente, Zingaretti non intende ritrovarsi in una posizione analoga a quella della lega e dei 5 stelle che, nonostante il contratto di Governo, poi non si sono trovati concordi su troppi aspetti.

Peccato che anche solo per concordare quel contratto, ci sia voluto molto tempo, tempo che certamente Mattarella ritiene non ci sia e che, quindi, non intende concedere.

La formulazione di una legge finanziaria (solitamente alcune centinaia di articoli) richiede l’apporto di politici e tecnici e molto tempo.

I primi impegnati a definire le priorità, i secondi a fare calcoli di fattibilità ed a tradurre il tutto in normative tecniche.

Pertanto, dubito fortemente che vi sia il tempo anche solo per formulare qualcosa che vada oltre un mero elenco di intenti programmatici.

Peraltro alcuni punti economici sarebbero in netta discontinuità con i principi identificativi dei 5 stelle, come revisione profonda del reddito di cittadinanza o retribuzione minima.

I 5 stelle o il PD sono disponibili a fare concessioni su questi temi?

Ed il taglio dei parlamentari?

Il PD è concorde solo a condizione che si affrontino altre riforme costituzionali.

Non pare, però, che i 5 stelle siano proprio concordi.

Per non parlare dei decreti sicurezza.

Altra questione quella dei nomi.

I 5 stelle vorrebbero puntare ancora su Conte, il PD certamente no.

Già tutti questi elementi di contrasto mi fanno ritenere che o un esecutivo giallo rosso non potrà vedere la luce, o che, se sarà varato, non farà una fine tanto diversa da quello che l’ha preceduto.

Del resto, per far cadere un siffatto esecutivo, credo basterebbe molto poco.

Visto che il governo sarebbe un nuovo esecutivo, rispetto al precedente, un numero minimo di parlamentari dell’opposizione potrebbe nuovamente presentare una mozione sulla Tav, analoga a quella già presentata tempo fa, da cui è poi partita la crisi politica.

A proposito, anche di questo tema non ho sentito parlare in queste ore.

Sarà perché tanto i due partiti sanno che mai potranno raggiungere un’intesa al riguardo? Si potrà evitare una patrimoniale come qualcuno inizia a  prospettare?

Qual’ è la vera la posizione dei renziani?

La delegazione del PD alle consultazioni rappresentava, plasticamente, le divisioni interne al partito.

Orlando, capo corrente dei dems, il segretario Zingaretti, poi Marcucci, per i renziani, e Del Rio, se non erro ora annoverato tra i franceschiniani.

Peraltro non è molto agevole seguire questa sorta di geografia dai contorni sempre variabili, visto che un esponente può abbandonare una corrente per aderire ad un’altra, o anche non aderire a nessuna corrente.

Anche la antropologia di tali uomini politici è molto diversa.

Si va dall’imprenditore di corrente liberale, come Marcucci, all’ex comunista come Orlando, per passare poi da molti ex democristiani.

Questo anche per evidenziare come neppure nell’ambito di uno stesso partito la si pensi, spesso, allo stesso modo.

E neppure è raro che la stessa corrente cambi idea.

Contro l’ipotesi di un accordo con i pentastellati si erano erti a suo tempo i renziani, ed ora èstata proprio l’apertura iniziale di Renzi, invece, ad aver comportato le attuali trattative, cui Zingaretti era inizialmente contrario.

Non sono esclusi ulteriori colpi di scena, come un retrofront degli stessi renziani, magari dando la colpa ad altri, come a Gentiloni.

Renzi e varie

Sta di fatto che Renzi ha sì aperto ai grillini, ma se non verrà soddisfatto, in compagine o punti, potrebbe sempre abbandonare la partita, sino a creare un suo partito con autononomi gruppi parlamentari.

Anzi, secondo alcuni retroscena, sarebbe proprio questa la sua idea.

Andare alle elezioni ora gli impedirebbe di organizzarsi per tempo.

Invece, se ora consente la formazione di un esecutivo, avrebbe il tempo per organizzarsi, per poi staccare la spina quando fosse pronto.

Ed anche tale prospettiva non è da sottovalutare, per capire come un esecutivo giallo rosso avrebbe un limitato orizzonte temporale.

Patrimoniale e la finanziaria leghista: cosa è e quali scenari comporta?

Infine, veniamo ad un tema, di cui pure si è parlato in questi giorni, la finanziaria che la lega avrebbe già predisposto autonomamente.

In sostanza, prevede una parte del bilancio in deficit, confidando in effetti di tipo moltiplicatore, che poi coprirebbero il maggior deficit iniziale, tramite gli effetti positivi di una flattax al 15 per cento.

Anzi, secondo la lega, gli ulteriori effetti positivi di un tale provvedimento, consentirebbero poi di acquisire ulteriori entrate fiscali, con un minor disavanzo, rispetto a quello attuale.

Ovviamente tale finanziaria si presume contenga altri provvedimenti, ma non sono emerse particolari indiscrezioni, che possano considerarsi confermate, su tale aspetto, a parte la flat tax e forse una rivisitazione o abrogazione degli 80 euro di Renzi.

Ovviamente a tale ipotesi si contrappongono le posizioni maggiormente filo europeiste, che ritengono che un tale impianto della finanziaria, non potendo garantire le coperture, se non come mera ipotesi macroeconomica, comporterebbe la probabilità di un’uscita dall’euro.

Approfondimento

Iva ed effetti recessivi

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

La patrimoniale potrebbe risolvere i problemi italiani? ultima modifica: 2019-08-25T10:30:42+02:00 da Gian Piero Turletti
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