La Pastiera napoletana, dolce alternativo alle classiche colombe pasquali

La Pastiera napoletana, dolce alternativo alle classiche colombe pasquali.

Approfittare del tempo a disposizione datoci dalla pandemia per creare un dolce fatto in casa tipico del periodo Pasquale.

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Non sarà facile arrivare all’estate pronti per la prova costume dopo settimane intere passate in casa, limitando l’attività fisica. I prossimi tre giorni che non vedranno le tradizionali scampagnate e gite digestive, metteranno a dura prova le bilance di casa. Se da un lato è consigliabile non accedere in quantità e varietà, dall’altra non deve assolutamente mancare sulle nostre tavole il dolce numero uno della tradizione Pasquale casalinga: la pastiera napoletana.

Prodotto agro alimentare tradizionale campano

E’ il riconoscimento del Ministero delle politiche agricole e forestali per quei prodotti tipici della cucina italiana. Nel nostro paese ne sono presenti oltre 5 mila eh ben 1/10 è campano. Il Pat, suo acronimo, viene pubblicizzato nel mondo in collaborazione con le Regioni.

La pastiera ha ricevuto questo importante riconoscimento grazie ai suoi metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura testati nel tempo. Grazie agli ingredienti genuini del territorio e in virtù delle ricette tradizionali che non abbiano meno di 25 anni di vita. Il prodotto alimentare tradizionale alla stessa valenza importanza dei marchi Dop e Igp.

 La Pastiera napoletana, dolce alternativo alle classiche colombe pasquali

Gli ingredienti

Per fare la pastiera napoletana originale servono pasta frolla, uova, latte , zucchero, frutta candita, ricotta e grano crudo. Una variante alla ricetta tradizionale è l’aggiunta di cioccolato e crema pasticcera.  La ricetta richiede tutto il tempo che merita e la tradizione vuole che si inizi già dal giovedì e del Venerdì Santo. Il suo sapore genuino, fresco e schietto rimanda all’arrivo della bella stagione. Occorrono circa tre ore per la preparazione e un’ora e mezza per la cottura.

Le origini tra mito e realtà

La leggenda rimanda l’origine della pastiera alla sirena Partenope, la creatura mitologica venerata come dea protettrice della città e che sarebbe morta nella zona di Castel dell’Ovo. Uno episodio tra mito e realtà narra invece di alcuni pescatori rimasti in balia delle onde del Golfo per due giorni. Una volta tratti in salvo avrebbero dichiarato di essersi salvati grazie alla’ pasta di ieri’ (ecco quindi l’origine del termine pastiera), fatta con ricotta uova, grano e spezie.

Il grano ingrediente cardine della Pastiera

La ricetta originale prevede l’uso del grano crudo, prodotto oggi difficilmente recuperabile se non a Napoli e in Campania. Il suo gusto particolare e la sua accentuata granulosità lo rendono caratteristica peculiare di questo dolce. Il grano crudo è elemento insostituibile della ricetta. Anche la frolla è diversa da quelle comuni. Deve essere infatti un involucro resistente alla cottura, soprattutto quando in corso d’opera la pastiera si gonfia e con essa le caratteristiche strisce decorative. In questo esteticamente la pastiera è simile alla crostata. Una frolla perfetta va preparata dalle dodici alle ventiquattro ore prima.

Calorie a confronto

Ogni fetta di pastiera napoletana contiene circa 500 calorie, così suddivise: 58% di carboidrati, 35% di grassi e 7% di proteine. La tradizionale colomba industriale contiene cerca 450 calorie. Un uovo di Pasqua contiene 530 kcal per ogni 100 gr di prodotto.

Approfondimento

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(Le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e non si sostituiscono in alcun modo al consulto medico e/o al parere di uno specialista. Non costituiscono, inoltre, elemento per la formulazione di una diagnosi o per la prescrizione di un trattamento. Per questo motivo si raccomanda, in ogni caso, di chiedere sempre il parere di un medico o di uno specialista e di leggere le avvertenze riportate QUI»)

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