La pandemia obbligherà a rivedere le regole del Next Generation UE?

Il Governo Draghi ci ha abituato ad un taglio comunicativo diverso rispetto al precedente esecutivo.

Meno parole, minor comunicazione, e soprattutto comunicare se ci sono elementi da comunicare.

Anche per questo motivo, a parte alcune polemiche politiche, che non mancano mai, quanto ad elementi di riscontro su diversi ambiti, in effetti si è comunicato molto di meno.

A maggior ragione, è quindi importante non dimenticare e, anzi, aggiornare la situazione su diversi elementi, che riguardano temi davvero importanti per tutti dal punto di vista economico.

In particolare, in questo articolo ci domandiamo quale possa essere l’impatto della pandemia e dei possibili sviluppi futuri della situazione sanitaria sulle prospettive economiche.  E, conseguentemente, sull’eventuale opportunità di una modifica di alcune regole del Next Generation UE.

La pandemia obbligherà a rivedere le regole del Next Generation UE?

Una delle principali strategie di rilancio della maggior parte delle economie occidentali, gravemente colpite dalla pandemia in corso, passa da veri e propri piani di rilancio. Tali piani in ambito UE riconducono anche e soprattutto alla possibilità di utilizzo di quel Next Generation UE, su cui molti fanno affidamento.

Ma l’erogazione delle risorse europee a favore dei singoli Stati non è, in base alle attuali regole, incondizionata.

Si tratta di un piano di rilancio finalizzato alla crescita economica e, conseguentemente, anche ad una miglior sostenibilità del debito pubblico.

Pertanto, non potendo, tali risorse, tradursi in impieghi scarsamente o per nulla produttivi, sul piano economico, l’UE monitorerà attentamente il loro impiego, una volta concessi i fondi, ma preliminarmente valuterà le prospettive ed i piani, con cui vengono accompagnate le relative richieste.

Potendo negare i fondi sin da questa fase iniziale, con cui il singolo Stato li richiede, se il piano che accompagna la pratica non è sufficientemente convincente soprattutto in termini di crescita economica.

Il rilievo delle tempistiche e della pandemia

In tale programmazione ha un impatto rilevante, potremmo dire determinante, il ruolo svolto dalla pandemia.

Infatti il meccanismo economico su cui puntano i piani di sviluppo, legati alle risorse in pancia all’Europa, è quello del moltiplicatore economico.

Nel senso che l’impiego di un determinato ammontare dei fondi dovrebbe quindi consentire uno sviluppo, pari a x volte il capitale impiegato.

Ma presupposto indispensabile per un tale risultato è che la pandemia termini entro determinate tempistiche. O quanto meno che si riduca in misura significativa e che per un congruo lasso di tempo la curva delle infezioni non riparta al rialzo, dopo essersi significativamente ribassata.

Una conditio sine qua non

Potremmo considerare tale circostanza una conditio sine qua non della ripartenza economica.

Infatti, qualora tale condizione non si verificasse, è del tutto evidente che l’effetto moltiplicatore di determinati investimenti potrebbe essere annullato o quanto meno decisamente ridotto, rispetto alle previsioni di un piano economico, collegato alle risorse europee.

Infatti se un Governo deve poi continuare a porre misure restrittive della libertà di circolazione e dell’esercizio delle attività economiche, la possibilità di sviluppo economico si riduce fortemente.

Altro fattore limitante è ovviamente il timore di contagi in molti soggetti. Soggetti che rinuncerebbero ad acquisti di beni e servizi, con inevitabile impatto negativo sulle prospettive di sviluppo.

È quindi altrettanto ovvio che tutto passa necessariamente anche per le previsioni sugli aspetti epidemiologici.

Le previsioni epidemiologiche

Da questo punto di vista la strategia del Governo Draghi punta su una possibile fine della pandemia. O quanto meno su un deciso ridimensionamento della stessa nei prossimi mesi.

Soprattutto puntando su una vaccinazione di massa.

In altri termini, si dà per scontato che vaccinazione di massa equivalga a fine della pandemia.

Ma è così scontato?

Non necessariamente. Dipende da diversi fattori, in primis dal diffondersi o meno di possibili varianti, e dalla tutela prestata dai vaccini nei loro confronti.

Qualora, infatti, si diffondessero varianti, nei cui confronti i vaccini disponibili siano poco efficaci, evidentemente l’equazione vaccinazione di massa uguale a fine della pandemia non tornerebbe più.

E, visto che nulla può quindi essere dato per scontato, anche la programmazione economica dei fondi europei dovrebbe essere maggiormente flessibile. Da qui la domanda “la pandemia obbligherà a rivedere le regole del Next Generation UE?”.

A fronte dell’incertezza determinata dai possibili effetti delle risorse in termini di sviluppo, fortemente condizionati dalla variabile pandemica, l’UE non dovrebbe valutare l’impiego delle risorse nei termini troppo rigidi, attualmente vigenti.

Sarebbe quindi opportuno definire nuove regole, all’insegna di una maggior flessibilità per la gestione del Next Generation UE. In questo modo si terrà maggiormente conto di variabili epidemiologiche, su cui ancora non abbiamo un pieno controllo.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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