La nuova frontiera dei dipendenti pubblici assunti in emergenza Covid-19 e mai pagati

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Sembra una strana coincidenza, ma purtroppo è realtà. Ci si riferisce al monito lanciato dall’ex sindaco di Venezia, filosofo e docente universitario, Massimo Cacciari. È stato infatti lui, senza troppi peli sulla lingua, a definire intollerabile che l’attuale crisi la paghi solo metà della popolazione italiana. È infatti notoria la disparità di trattamento tra dipendenti statali da un lato e artigiani, partite iva e liberi professionisti dall’altro. Ma a controbilanciare, se così si può dire, i due piatti della bilancia, ironia della sorte, sopraggiunge una nuova realtà. Ci si intende riferire alla situazione in cui versa il nuovo “plotone” di dipendenti pubblici “assoldati” per far fronte a questo status di emergenza sanitaria. Vediamo quindi ora, più nel dettaglio, qual è la nuova frontiera dei dipendenti pubblici assunti in emergenza Covid-19 e mai pagati.

Il pianeta scuola

Con la riapertura delle scuole di ogni ordine e grado, si è aperto un nuovo fronte di assunzioni a tempo determinato, sia nel profilo di docente che di personale ATA. Nel gergo in uso ci si riferisce al cosiddetto “personale Covid” chiamato a fornire supporto per l’intero anno scolastico. Ebbene tali assunzioni, già in prima battuta, hanno fatto molto discutere per la presenza della seguente clausola. “In caso di sospensione dell’attività in presenza, il contratto di lavoro si intende risolto per giusta causa, senza diritto ad alcun indennizzo”. Una vera e propria spada di Damocle che ha finito per indurre molti in graduatoria a rifiutare l’incarico.

Specie quando questo avrebbe comportato un trasferimento fuori regione. Una sorta quindi di personale “usa e getta” al quale peraltro viene chiesto il disbrigo di mansioni impensabili fino a qualche mese fa. Ora infatti il personale ATA non è chiamato solo allo svolgimento di compiti di vigilanza, e pulizia, ma anche alla sanificazione degli ambienti di lavoro con tute e attrezzi ad hoc. Ecco quindi qual è la nuova frontiera dei dipendenti pubblici assunti in emergenza Covid-19 e mai pagati.

La nuova frontiera dei dipendenti pubblici assunti in emergenza Covid-19 e mai pagati

Come se non bastasse, chi ha sottoscritto questa tipologia di contratto con le scuole, lamenta da tempo la mancata corresponsione di qualsiasi retribuzione. Ciò significa che da settembre nessuno ha ancora visto un euro per il lavoro sin qui svolto. Oltre alle legittime proteste dei neo dipendenti, si stanno moltiplicando i gruppi social. In questo modo le persone cercano di condividere le informazioni che stentano ad arrivare. Le segreterie scolastiche si dichiarano, per lo più, all’oscuro di cosa si celi dietro al mancato pagamento. Per cui, stando a quanto dichiarano i diretti interessati, sono ormai settimane che si va avanti con rimpalli di responsabilità da una parte all’altra.

Tra le parti chiamate in causa, la Ragioneria di Stato, il sistema NoiPA, il Ministero dell’istruzione e delle finanze, gli Uffici scolastici regionali. Una vera e propria Babele che ha spinto le organizzazioni sindacali a chiedere chiarimenti e tavoli di confronto. Ad oggi però nulla di certo è ancora saltato fuori, quanto a date di emissione degli stipendi. E c’è pure qualche scuola che in tutto questo, chiede al personale Covid ore di lavoro suppletive, cosiddette “a recupero”. Nell’attesa di dati concreti e definitivi, è stata lanciata una petizione indirizzata al Presidente del Consiglio, al Ministro Gualtieri, al Ministro Azzolina e a tutti i principali leader politici italiani. Il promotore è NoiPA e questo è il link di accesso per chiunque intenda sostenere questa causa.

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