La lenta ripresa dei titoli del lusso

La lenta ripresa dei titoli del lusso.
La lenta risalita dei prezzi per le società quotate del lusso è dovuta alla ripresa, lenta ma costante, degli acquisti cinesi e in generale asiatici. I colossi della moda, della gioielleria e degli accessori paiono come grandi elefanti feriti e in convalescenza. Ma la febbre è scesa e la salute presto tornerà. La riapertura di Cartier in Cina e Hong Kong è stata un po’ il segnale che tutti aspettavano. Ecco quali brand aggiudicarsi a sconto al listino, prima di passare a festeggiare in boutique. Perché questi prezzi non si vedranno più in giro sulle Borse mondiali, fra pochi mesi.

Kering è ancora in vetrina a saldo

Il gruppo Kering, che si è aggiudicato nel board la presenza di Emma Watson, attrice protagonista di Harry Potter, si prepara a ripartire da 63 miliardi di euro di capitalizzazione. A marzo erano scesi a 60, ora vuol ritornare verso quota 72 miliardi. L’ammiraglia del gruppo Pinault possiede i brand Gucci, Yves Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga, Cartier. E ancora McQueen, Brioni, Pomellato, Dodo, Ulisse Nardin, Puma e Boucheron: pare ancora lontana dai 599 euro di quotazione (il primo gennaio 2020). Siamo a 481,7 euro: ma a marzo scorso, in piena pandemia il crollo aveva toccato 304,2 euro per azione. 

Il valore di Cartier a Zurigo viaggiava sugli 80 franchi svizzeri a gennaio scorso. A marzo il crollo a 49,4 euro. Ora siamo già risaliti a 62,6. Ma stanno premendo l’acceleratore per affezionare le giovani generazioni oltre che a Gucci, a Yves Saint Laurent e Balenciaga. Eccellente anche la nuova collezione accessori di Cartier.

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Lvmh andava comprata a marzo

Non ha mai perso valore Louis Vuitton, titolo del gruppo Richemont che comprende Dior, Bulgari, Donna Karan New York, Fendi. Oltre a Celine, Guerlain, Givenchy, Kenzo, Loro Piana, Tag Heuer, Moet & Chandon. E infine Veuve Cliquot, Hennessy, Le Parisien, Sephora e Le Bon Marchè. Tutto merito del battage pubblicitario che ha invogliato agli acquisti online i consumatori high class. Ma anche molti smartworkers che stavano risparmiando sul lunch fuori casa e sui trasporti.

Ora sta per completare l’operazione Tiffany, brand che ha accusato un crollo delle vendite del 45%. Passando in capitalizzazione da 134 miliardi di metà febbraio a 55 miliardi di inizio estate. Le azioni sono scese da 369, 55 euro di gennaio fino a 287, 95 euro del picco pandemia europeo il 18 marzo. Ma oggi sono già tornate sopra i livelli precedenti al Covid-19 e hanno toccato 412,80 euro. 

La lenta ripresa dei titoli del lusso: riassetti e ridefinizioni in vista

Per gruppi come Prada (77 milioni la capitalizzazione) e Capri Holding, che possiede Michael Kors e Versace, sono prossimi riassetti di reti e collezioni. Ma gli occhi degli operatori sono puntati su Ferragamo e Moncler, che faticano a risalire la china e appaiono prede scalabili. Ferragamo quotava 18,035 euro per azione lo scorso dicembre. La pandemia ha portato il titolo a scivolare a 14,290 e poi a 10 euro il 18 marzo.

Una debole ripresa a 13,655 lo scorso 26 marzo si è trasformata in realtà in un movimento laterale, ora siamo scesi a 11,050 euro per azione. Niente da fare anche per Moncler, che fatica a riportarsi sopra il livello 35,22 euro del 28 febbraio. Mostra un pericoloso fianco scoperto, visto che a gennaio si erano toccati 40,59 euro. Nei mesi della pandemia il titolo è sceso a 27,50 il 18 marzo, recuperando in zona 34 tra aprile e luglio. Ma l’estate ha portato un nuovo ripiegamento a 31,80.

La lenta ripresa dei titoli del lusso

La lenta ripresa dei titoli del lusso investe anche il colosso spagnolo dell’instant fashion Inditex, che controlla fra gli altri il marchio Zara. La rapida riconversione alla produzione di mascherine è stata seguita dall’immediata chiusura di tanti store nel mondo. Tali misure drastiche ma necessarie, hanno permesso di proteggere il titolo, che è passato dai 31,810 euro di gennaio a 20,720. Oggi l’azienda, famosa per catturare le tendenze più interessanti delle collezioni top e riproporle a prezzi più accessibili, quota 22,490 euro per azione. 

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