La guerra in corso su UBI Banca che impatto avrà sul settore bancario italiano?

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Che ci sia una guerra in corso su UBI Banca tra Unicredit e Intesa Sanpaolo è ormai cosa nota. Il finale della OPS lanciata dalla banca guidata da Messina, infatti, avrà conseguenze non di poco conto sull’assetto del settore bancario italiano.

Senza tornare sull’ostilità di una parte di UBI Banca all’offerta pubblica di scambio presentata da Intesa Sanpaolo, adesso della questione se ne sta occupando direttamente l’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Tanto che anche il terzo attore, Unicredit, è stato chiamato in audizione.

I termini della questione sono ben riassunti in quanto scritto dall’Autorità garante

Emerge in Italia la presenza di due gruppi di dimensioni maggiori  facenti capo a Intesa Sanpaolo e Unicredit, i quali operano sull’intero territorio nazionale (…) e che sono in grado di svolgere un ruolo significativo anche a livello sovranazionale, e numerosi gruppi di medie dimensioni, (…) tra cui il gruppo facente capo a Ubi, che è presente in 18 regioni su 20.

Tale contesto generale verrebbe significativamente modificato a esito della presente operazione principalmente sotto due profili. Da un lato, verrebbe privato della presenza di un operatore di medie dimensioni quale Ubi, che in un futuro non remoto avrebbe potuto fungere da polo di aggregazione, costituendo un terzo gruppo bancario di grandi dimensioni che si sarebbe affiancato alle due banche maggiori, Intesa e Unicredit. D’altro canto la sostanziale simmetria fra i primi due gruppi bancari nazionali verrebbe superata per effetto dell’operazione in esame, con l’importante crescita di Intesa.

Come possibile arma nella guerra in corso su UBI, qualcuno ha anche ipotizzato che Unicredit possa acquistare il 10% del capitale della banca guidata da Messiah. Al momento, però, non ci sono conferme.

Si comprende, quindi, come la decisione dell’Authority  possa avere un impatto non di poco conto sul settore bancario italiano.

Analisi grafica e previsionale sul titolo UBI Banca

UBI Banca (MIL:UBI) ha chiuso la seduta del 29 maggio a quota 2,541€ in ribasso dello 0,55%  rispetto alla seduta precedente.

La tendenza settimanale in corso sul titolo è molto incerta con le quotazioni che sono cristallizzate in area 2,5€ da ormai metà marzo. Anche questo è un effetto della guerra in corso su UBI Banca, con gli investitori che non sanno cosa fare visto che l’incertezza regna sovrana.

Al momento, quindi, la strategia migliore potrebbe essere quella di stare lontani dal titolo.

Per gli amanti del brivido, ma sempre tenendo sotto controllo la gestione del rischio, si potrebbe puntare al rialzo. In questo caso gli obiettivi sono molto ambiziosi. Il I° obiettivo di prezzo, infatti, si trova in area 3,9€ per un rialzo di oltre il 50%. Per gli obiettivi successivi indicati in figura, poi, stiamo parlando di potenziali rialzi in tripla cifra.

Va tenuto presente, però, che potrebbero essere possibili discese fino ai minimi storici in area1,744€.

Per ridurre l’esposizione al rischio si potrebbe applicare uno stop nel caso di chiusure settimanali inferiori a 2,116€.

ubi banca

UBI Banca: proiezione rialzista in corso sul time frame mensile. La linea blu rappresenta i livelli di Running Bisector; la linea rossa i livelli de La Nuova Legge della Vibrazion

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