La grande corsa alle valute digitali emesse dalle Banche centrali

La grande corsa alle valute digitali emesse dalle Banche centrali, comunemente note come Central Bank Digital Currencies (CBDCs), è iniziata ormai da tempo. La notizia più eclatante è che in questa gara è la Cina a detenere il vantaggio competitivo nei confronti dei rivali occidentali ed asiatici. La Banca centrale cinese, la People Bank of China, ha infatti lanciato dal 2014 un’unità di ricerca al suo interno, circa lo sviluppo di una propria CBDC, meglio nota come “yuan digitale”. Attualmente ci sono diversi progetti pilota sull’utilizzo dello yuan digitale. Si tratta di progetti  monitorati attentamente dal Governo di Pechino. Il governo del Dragone, infatti, vuole osservare il grado di accettazione dello strumento di pagamento tra i consumatori cinesi.

Su questo terreno, l’Occidente sembra essere rimasto parecchio indietro. Questo nonostante sia la Banca Centrale Europea, sia la Federal Reserve, abbiano da tempo messo in piedi dei team dedicati. La loro opera è focalizzata sullo studio delle potenzialità della tecnologia blockchain applicata alle valute digitali. Nonostante ciò, è tuttavia estremamente difficile ipotizzare di poter vedere la nascita di un euro o di un dollaro digitale nel breve periodo.

E questo, ovviamente, non soltanto per questioni legate alla necessità di sviluppare una tecnologia efficiente ed efficace per supportare una CBDC. Quanto invece per le questioni legali e culturali che circondano la moneta unica e il biglietto verde. Paradossalmente, ma neanche più di tanto, la forte centralizzazione decisionale del potere nelle mani del Governo, anche sulle questioni della moneta, rende più fattibile e veloce questa transazione. Infatti questa è imposta dall’alto, e non la risultante di una graduale accettazione democratica.

La grande corsa alle valute digitali emesse dalle Banche centrali

Proprio questo fattore potrebbe mettere in estrema difficoltà le democrazie dell’Occidente. Queste ultime sulla tecnologia blockchain, ritenuta la base della società e dell’economia digitale che caratterizzeranno questo millennio, finirebbero con l’essere dei follower di Pechino. Un rischio denunciato, tra gli altri, da Mark Zuckemberg, fondatore di Facebook. Nel corso di una audizione tenuta mesi fa davanti al Congresso degli Stati Uniti, durante la difesa che egli fece del progetto di introduzione di una sua valuta digitale privata (Libra), accusò la politica americana di ottusità. A suo parere, Washington non voleva comprendere come il puntare sullo studio e sull’introduzione su larga scala di valute digitali fosse l’unico modo per gli Stati Uniti di mantenere la leadership tecnologica globale. Una sfida nella quale anche l’Unione Europea dovrebbe cominciare seriamente a gareggiare.

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