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La FED ha avuto ragione, anche se qualche dato macro-economico sta sgarrando

Pensare che dopo il rialzo dei tassi la prolungata serie di dati macro-economici USA proseguisse imperterrita quasi costantemente sopra le attese era certamente troppo.
Ed infatti oggi pomeriggio si è registrata una prevalenza di segni rossi (dati inferiori alle attese) come da un po’ non si vedeva, analizziamoli:

    Indice dei direttori agli acquisti del settore manifatturiero (Set) 55,6 55,6 55,6
    Spese per costruzioni edili (Mensile) (Ago) 0,1% 0,4% 0,2%
    Indice ISM dell’occupazione manifatturiera (Set) 58,8 58,1 58,5
    Indice ISM dei nuovi ordini manifatturieri (Set) 61,8 65,1
    Indice ISM dei direttori agli acquisti del settore manifatturiero (Set) 59,8 60,1 61,3
    Indice ISM prezzi del settore manifatturiero (Set) 66,9 71,0 72,1

 

Annotiamo tre dati sotto il consensus, due in linea e uno sopra le attese.
Proviamo a dare loro un peso specifico. In premessa è però d’uopo fare presente che nessuno di questi dati scalfisce in alcun modo la validità della scelta della FED e tanto meno , per ora, dà adito al pensiero che il ciclo virtuoso dell’economia americana sia già al capolinea.

I dati usciti, tutti ben sopra quota 50, sono una significativa assicurazione della ragguardevole distanza tra l’attualità e i livelli recessivi.

Sicuro è che i Direttori degli Acquisti usciti a 59,8 versus 60,1 e un precedente a 61,3 probabilmente iniziano a scontare qualche timore riguardo ai dazi annunciati da Trump.

Da valutare invece se merita lettura negativa , neutra ovvero forse anche positiva, il calo dell’indice ISM dei prezzi del settore manifatturiero: in fin dei conti stiamo parlando di un fattore potenzialmente inflattivo , che resti sotto controllo può anche meritare un giudizio di conforto alle scelte di Powell.

Ancora una volta la parte del leone la fa il dato occupazionale che sempre nel settore manifatturiero, tra l’altro portante quanto mai negli Stati Uniti,  se ne esce con un 58.8 versus 58.1 e sopra anche a quello di agosto attestatosi a 58.5.

Qualunque sia la ricetta americana va studiata e se possibile scopiazzata, anzi, direi meglio copiata con attenzione. Vi sono state nel 21° secolo altre fasi di ripresa occupazionale, base di ogni ciclo finanziario favorevole, ma quasi sempre in periodi caratterizzati da estesi interventi militari. Azioni di guerra, che al di là della deprecabile scelta politica a monte, spesso hanno esclusivamente comportato incrementi del debito pubblico e benefici mai strutturali alle dinamiche economiche.
Viceversa ora stiamo assistendo a una fase di occupazione ai massimi in un periodo in cui tutto pare girare al meglio. Nonostante il vociare minaccioso di Trump talvolta facesse temere il peggio, al dunque invece, accontentandosi di manovre sulla fiscalità e di natura interna,  ha prodotto effetti probabilmente insperati dalla stessa Casa Bianca.

Talmente inattesi che forse per questo il Presidente, pur incline a una fisiologica auto-esaltazione, sta agitandosi su altri fronti, quale appunto quello dei dazi doganali, mentre parrebbe più opportuno limitarsi a mantenere e prolungare una routine di eccellenza che non sembrerebbe avere bisogno di colpi a sensazione per durare nel tempo.

Anzi!

 

La FED ha avuto ragione, anche se qualche dato macro-economico sta sgarrando ultima modifica: 2018-10-01T18:16:59+00:00 da Gianluca Braguzzi
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