La crescita dei rendimenti obbligazionari impatta sulle borse che soffrono

Si tratta di un combinato disposto come si dice in termini legali: in Europa sulla spinta dell’Italia i rendimenti obbligazionari si stanno alzando per le note motivazioni di dissenso delle lobby e dei potentati verso la manovra del governo, in America i tassi crescono sospinti dalla FED a sua volta sostenuta da dati macro-economici sempre più esplosivi che paiono non necessitare più dell’approccio monetario morbido mantenuto dalla banca centrale Usa negli ultimi anni.

Solo uno sprovveduto potrebbe comunque pensare di attribuire a una sola causa il forte calo delle borse di questi giorni.

Certo è che l’appetibilità dei rendimenti delle obbligazioni governative negli USA ma anche in vari stati europei, Italia in testa, non può che fare gola ai grandi gestori di fondi e fondi pensione che da tempo agognavano uno scenario del genere. Sia per incamerare di nuovo e finalmente cedole significative sia per abbassare la quota di rischio sull’equity nell’ultimo lustro divenuta l’ultima frontiera per catturare rendimenti.

Per intenderci i rendimenti dei titoli di stato statunitensi sono saliti nei giorni scorsi al livello più alto dal 2011 sospinti da dati macro che ci hanno consegnato l’immagine di un’economia americana ancora in piena espansione. Il tasso di disoccupazione a settembre è sceso ai minimi dal 1969 come si è visto venerdì.
insomma il rialzo dei tassi FED deve ancora dipanarsi pienamente ma i mercati come sempre anticipano.

 

Pertanto poiché i rendimenti continuano a salire, alcuni investitori anche privati stanno ritirandosi dalle attività più rischiose, in quanto a queste nuove condizioni mantenere almeno in parte strumenti finanziari privi di rischio diventa più allettante.

 

Senza contare che per le aziende prima o poi la stretta , per quanto limitata, sui tassi si farà sentire raffreddando il ritmo dell’espansione economica ma facendo felice la FED che eviterà così di doversi trovare a combattere un ‘inflazione che da dormiente d’improvviso, senza interventi sulla moneta circolante, avrebbe potuto trasformarsi in incipiente.

Tra l’altro iniziano a susseguirsi report in questa direzione e nella stessa scia si pongono anche dichiarazioni di esponenti importanti di gruppi bancari americani primari.

Ad esempio Terry Sandven strategist  della U.S. Bank Wealth management che ha dichiarato: “Le obbligazioni sono di nuovo importanti. L’economia generale sta andando bene e il mercato obbligazionario lo sta riflettendo. Ciò, tuttavia, significa anche maggiore pressione per gli stock”. In Italia ove il BTP decennale ha ri-superato quota 3,5% di rendimento lo switch tra il nostro equity e il nostro debito non è così automatico come negli USA per le ben note paure più o meno indotte. Quel che è sicuro è che comunque qualcuno sta accumulando posizioni sui nostri BTP perché è chiaro che, con l’ondata di vendite in corso, non è soltanto la BCE a comprare.


BCE in cui Draghi ha il suo bel daffare per mantenere gli equilibri giusti tra gli impegni promessi come banca centrale per contenere i fattori di crisi e i diktat di Bruxelles che mal digerisce la nuove levague politica italiana e le sue riforme.
Pare proprio che la battaglia in corso tra Roma e Bruxelles sia più sentita dagli investitori domestici che non da quelli internazionali che evidentemente apprezzano un BTP così remunerativo. Ma certo non si affrettano a porre il “denaro” preferendo che man mano sia la incalzate “lettera” ad andare loro incontro.

 

La crescita dei rendimenti obbligazionari impatta sulle borse che soffrono ultima modifica: 2018-10-08T14:05:41+00:00 da Gianluca Braguzzi
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