La Commedia «Vecchie canaglie» di Chiara Sani con Lino Banfi dal 5 maggio al cinema, l’intervista

Attrice, conduttrice e regista Chiara Sani approda alla grande sala con una Commedia che vien voglia di seguire dall’inizio alla fine. Ha lavorato come attrice con Paolo Virzì, Puti Avati, Lillo & Greg. In TV con «Il caso Tortora – Dove eravamo rimasti?» e poi con le serie «Carabinieri» e «Che Dio ci aiuti». Giusto per citare alcuni dei suoi lavori. Con una sensibilità profonda, Chiara Sani affronta il sociale. La vita vissuta nelle residenze per anziani con interpreti d’eccezione, il riscatto e l’arte di ricominciare. Anche in tarda età.

conduttrice

Chiara Sani

Qual è la trama del film?

«La Commedia Vecchie Canaglie è la storia di un gruppo di vecchietti che vivono in una Residenza per Anziani e vengono un po’ maltrattati. Vivono una situazione di sofferenza che, ahimè, a volte è una realtà. Ad un certo punto si trovano di fronte all’ennesima criticità: viene comunicato che saranno sfrattati. A questo punto, si dicono che in fondo non hanno più nulla da perdere e si ribellano. Diventano dei piccoli delinquenti. Il leader è interpretato da Lino Banfi che chiama il figlio dall’Estero. Questi è un po’ un delinquente di professione, un cialtrone interpretato da Greg».

Cosa combinano?

«Organizzano qualcosa di rocambolesco, che permette loro di potersi salvare la pelle. Si tratta di una sorta di fiaba dove in modo comico facciamo luce sulle persone fragili che magari subiscono per anni e ad un certo punto di ribellano. Così dalla sottomissione passano alla reazione e questo permette di cambiare sé stessi perché prendono consapevolezza di un’energia sopita da anni».

Ha preso ispirazione da qualcosa in particolare?

«L’idea è partita dalla visione di un film che è una commedia degli equivoci, dove l’ambiente si trasforma nel suo contrario. Così subito mi sono messa al PC a scrivere. Il film era Piume di Struzzo e non c’entra nulla con la Commedia Vecchie Canaglie, però dalla trasformazione dell’ambiente visto mi è venuta l’idea».

Quale messaggio (messaggi) lancia questo film che affronta il sociale in modo concreto? 

«Non è mai troppo tardi per cambiare e migliorare, né per realizzare i propri sogni e riscattarsi. Nessuno può dirti come devi essere per poterti realizzare. Si tratta di una lucina che si accende all’interno del personaggio interpretato da Lino Banfi. Il suo ruolo nella prima parte è anche drammatico. Un’interpretazione magistrale ricca di naturalezza, un vero talento al pari degli altri attori in campo».

Lei ha lavorato con molti registi, quali sono gli insegnamenti maggiori che ha ricevuto? 

«Devo molta della mia formazione a Paolo Virzì e al teatro fatto con lui con la rappresentazione “Se non ci sono altre domande”. Virzì ha un’energia e un’empatia straordinaria. Lui punta molto sulla naturalezza degli attori durante la recitazione che comunque dev’essere appassionata con il sangue che ti pullula nelle vene. Con lui ho avuto un’esperienza importante. Stavo 3 ore e mezzo di seguito sul palco».

Pupi Avati?

«Sì, Pupi Avati è un grande maestro, un grande Direttore. Anche da lui ho capito l’importanza di recitare con naturalezza. Questo mi ha aiutato molto per questa commedia, infatti ho premuto molto affinché non fosse una comicità troppo caricata e artefatta. Non forzata ma appunto fiabesca e simpatica».

La Commedia «Vecchie canaglie» di Chiara Sani con Lino Banfi dal 5 maggio al cinema, l’intervista

«Ho diretto e scritto prima tre corti. Uno di questi con Greg come protagonista ha vinto due premi al Festival di Fano. Vecchie Canaglie è il primo film come regista».

Pensare un film dalla regia alla sceneggiatura come ha fatto Lei cosa significa?

«Il percorso è lungo, è un Titanic e l’ho imparato adesso. Si parte da un’intuizione, metti giù un soggetto, lo descrivi. Poi ho chiesto a molti di leggere per iniziare a setacciare, capire cosa può andare e cosa no. Si fanno correzioni continue fino a lavorare di fino su ogni personaggio. Ho scritto la sceneggiatura insieme a Gabriele Baldoni. Si scrive e si corregge tantissimo perché occorre sempre migliorare il testo e fare in modo che tutto sia congruente. Altra cosa, bisogna documentarsi molto su ciò che viene trattato. Ad esempio, in questo caso ho visitato molto le Residenze per Anziani, per fare in modo che tutto fosse verosimile».

Un aggettivo per ciascuno dei protagonisti di Vecchie canaglie

«Lino Banfi è davvero il vero nonno d’Italia, il portabandiera degli anziani; Greg è geniale; Andy Luotto è super ironico; Gino Cogliandro è molto tenero. Ancora Pippo Santonastaso è molto buffo e Andrea Roncato è un amicone».

Cosa direbbe oggi a chi, vedendo questo film, si sentirà pullulare la coscienza?

«Il tema degli anziani mi è sempre stato a cuore. Non sopporto l’idea che le persone fragili si sentano così perse, sole, senza motivazione e magari fanno fatica anche a entrare nel portone di casa. Mi si è sempre spezzato il cuore. Nello stesso tempo mi ha sempre colpito la genialità degli anziani, l’ironia, le chiacchiere, anche se a volte sono ruvide e sarcastiche. Infatti, con la Commedia Vecchie Canaglie la stoccata iniziale sugli anziani è drammatica. Mi piacerebbe tanto arrivare ai giovani. Invitarli a soffermarsi sugli anziani affinché possano chiedersi se anche il proprio nonno o genitore magari sta vivendo una situazione analoga. Questa commedia è una pillola, un modo per dire che non dobbiamo dimenticarci di loro».

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