La coloratissima frutta secca che viene dalla Georgia

La coloratissima frutta secca che viene dalla Georgia.
Forse il cibo georgiano più accattivante di tutti, appesi in quasi tutti i negozi alimentari e bancarelle della nazione, i churchkhela sono una delizia. Di un altro caposaldo georgiano si parla in questo articolo.
Talmente colorati da sembrare caramelle, dall’aspetto opaco come candele, i churchkela sono il perfetto souvenir da portare agli amici in Italia. Si tratta di baccelli grumosi e colorati, onnipresenti nelle strade, che i turisti spesso scambiano per salsicce. Ovviamente, non sono nulla di tutto ciò.

Ricchi di proteine e zucchero, i churchkhela sono perfino usati dall’esercito georgiano come abituale fonte di energia immediata. Al giorno d’oggi, i churchkhela sono più spesso serviti come dolcetto postprandiale al momento del caffè (rigorosamente “alla turca”, con la polvere in sospensione).

L’arte dei churchkela, la coloratissima frutta secca che viene dalla Georgia

Fare churchkhela richiede pazienza e pratica. Il succo d’uva concentrato, residuo della vendemmia (il vino georgiano è molto celebre) deve essere versato ripetutamente su una collana di noci o frutta essiccata. Ogni strato deve poi asciugare, fino a quando il risultato non è un “baccello” gommoso e ceroso che avvolge la frutta.

Procedimento

Bisogna sgusciare la frutta secca e infilzarla con un ago su un pezzo di spago da cucina, come se si stesse infilando una collana. Lo spago dovrà poi essere annodato al capo inferiore, per evitare che la frutta scivoli via. La “collana” viene poi immersa nel badagi, del succo d’uva fresco concentrato, e lasciata asciugare, per ripetere il procedimento.

Queste “collane” di frutta vengono poi lasciate essiccare all’aria aperta, finché non si induriscono. Alla fine di questo processo, il churchkhela si terrà insieme da solo, ed è prassi consumarlo sfilando prima tutta la frutta dallo spago. Ne esistono diverse combinazioni, dai semi di zucca alle mele, prugne o albicocche secche (è una terra dove l’agricoltura è il punto forte dell’economia nazionale).

Una collana di coloratissima frutta secca georgiana farà un figurone sulla tavola.

Un po’ di curiosità sulla Georgia

La Georgia è un meraviglioso mondo a parte, che fa concordare elementi asiatici, arabi ed europei in maniera rispettosa, unica e armonica. In primis, le parentele linguistiche del kartuli sono assai ristrette (è l’unica lingua ben codificata del suo ceppo) e le sue origini sono antichissime. In secundis, i georgiani sono timidi, ma accoglienti. Dimostrare di interessarsi alla loro cultura (inizia tutto con un gamarjoba detto col sorriso) e imparare qualche parolina di georgiano li farà sciogliere sicuramente.

Bisogna pensare che la Georgia ha subito diverse occupazioni e colonizzazioni da parte di altri Paesi. Perciò, sebbene l’inglese e il russo siano parlati (dai giovani il primo, dai più maturi l’altro), è meglio sapersela cavare col kartul: gradiranno moltissimo.

La Georgia non pone limitazioni di circolazione, tranne al confine con l’Abkhazia. Qui è assolutamente sconsigliato recarsi, se non si vuole avere problemi con la polizia di frontiera dell’uno o dell’altro Stato.

Detto questo, è una nazione splendida e accogliente, una volta passata l’emergenza Covid-19 sarà d’obbligo recarvisi almeno una volta nella vita.

(Le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo. Non conosciamo le abitudini alimentari ed eventuali intolleranze dei nostri lettori e per questo motivo si raccomanda di rivolgersi al proprio medico riguardo a cibi che potrebbero causare danni alla propria salute. In ogni caso è fortemente consigliato leggere le avvertenze riguardo al presente articolo e alle responsabilità dell'autore consultabili QUI»)

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