La censura cinese passa attraverso l’istruzione

La Cina, soprattutto durante la pandemia, ha dimostrato come il suo sistema di informazione non sia tanto trasparente per via di interessi non ben conosciuti. Da ultimo, lo dimostra l’indagine condotta da un gruppo di ricercatori inviati dall’Oms per capire come si sia sviluppato il contagio da Covid 19.

Uno dei ricercatori, Dominic Dwyer, ha dichiarato che alla richiesta di ottenere i dati grezzi sui pazienti dei primi casi, è stato fornito solo un semplice riassunto.

Non è la prima volta che in Cina si verificano atti di censura. Infatti, ogni volta che c’è un qualcosa che possa minacciare la leadership cinese, vengono posti in essere provvedimenti restrittivi. In questo caso la censura cinese passa attraverso l’istruzione.

Basta ricordare come nel 2018 la Cina vietò alla Disney la diffusione in tutto il Paese del film “Ritorno al bosco dei 100 acri”. Il protagonista era l’orsacchiotto Winnie The Pooh. Non è mai stata data una spiegazione ufficiale ma è nata solo una supposizione relativa ad una possibile somiglianza del Presidente Xi Jinping a Winnie.

L’educazione patriottica sarà rafforzata

Adesso, con il tentativo di mettersi alle spalle la pandemia, la Cina ha deciso di passare ad un’istruzione mirata attraverso la censura di alcuni testi. È quello che riporta un’inchiesta fatta da Reuters, che ha intervistato centinaia di professori cinesi e dimostra che la censura cinese passa attraverso l’istruzione.

Secondo questa indagine, sugli archivi di diverse biblioteche scolastiche del Paese, sono stati dati dei criteri ai singoli dirigenti scolastici. La censura cinese ha in questo caso l’obiettivo di rimuovere all’interno della propria scuola determinati libri.

Il motivo è che il governo di Pechino vuole intensificare l’educazione “patriottica” dei giovani studenti cinesi. Per questo si è deciso di limitare i libri che “danneggiano l’unità della nazione; che mettono in pericolo l’ordine sociale; che diffamano il Partito comunista o i leader della nazione”. Inoltre, saranno limitati o rimossi quei libri che “non sono in linea con i valori socialisti” o che “promuovono dottrine religiose”.

Sempre secondo l’inchiesta di Reuters, gli insegnanti hanno rimosso libri dalle biblioteche scolastiche in 30 delle 33 province cinesi. Molti li hanno sostituiti con le opere consigliate in una circolare di 422 pagine scritta dal Ministero dell’Educazione. Fra queste ci sono il Manifesto comunista scritto da Xi Jinping, le poesie di Mao Zedong e “La capanna dello Zio Tom”. Alcuni sostengono che si tratti della prima campagna di censura delle biblioteche del Paese dalla Rivoluzione culturale di Mao Tze Tung negli anni 60.

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