La Brexit è la sterlina

La Brexit è la sterlina. Che andamento assumerà la sterlina nel breve, medio e lungo periodo, dopo la sottoscrizione dell’accordo sulla Brexit raggiunto settima scorsa tra Regno Unito e Unione Europea? La domanda è una delle più gettonate tra i ForEx traders nelle ultime ore, soprattutto se si considera che vi è ancora una estrema incertezza e difficoltà nel capire chi ha davvero vinto e chi ha perso dall’accordo, ovvero chi, tra Regno Unito e Unione Europea, avrà più da guadagnarci o da perderci su questioni fondamentali come concorrenza delle imprese britanniche, pesca e regole finanziarie da applicare o meno alle società d’oltremanica che intendono operare sul suolo comunitario. Il trend della sterlina dovrebbe in teoria essere nient’altro che la normale conseguenza di questa risposta.

Analizzando i dati, il pound è stato negoziato al di sotto del suo massimo a due anni e mezzo nei confronti del dollaro ($1.3625) lo scorso venerdì, subito dopo il raggiungimento dell’accordo tra le due parti, mentre l’attenzione degli investitori nei mercati ForEx era in realtà rivolta soprattutto allo stallo nel pacchetto economico per la ricostruzione post pandemica negli Stati Uniti. Anche nei confronti dell’euro la sterlina ha rintracciato, dopo aver toccato un massimo a tre settimane (89.54) lo scorso giovedì. Infine, la valuta britannica ha toccato i massimi a tre anni e mezzo anche nei confronti dello Yen (141.06).

La Brexit è la sterlina

Insomma, i ForEx trader hanno reagito con prudenza, senza eccessive reazioni, al di là della normale attività speculativa immediata. Ora che l’accordo è stato finalmente sottoscritto, è tempo di vedere quali saranno gli effetti reali sull’economia del Regno Unito. Se davvero, tanto per fare un esempio, assisteremo a code interminabili di camion alle frontiere, alla carenza di forniture nei negozi, all’abbandono di massa delle società finanziarie e multinazionali da Londra. Queste le incognite. Molti analisti economici e finanziari prefigurano queste dinamiche già come un evento certo, che si materializzerà subito dopo l’euforia iniziale impersonificata dalla soddisfazione con la quale il premier Boris Johnson ha salutato l’accordo.

Entusiasmo che non si è invece affatto notato tra i dimessi funzionari della UE. Ma se la verità per Londra dovesse essere davvero un’altra, più fosca delle attese e in linea con quanto la maggior parte degli analisti prevedono, per la sterlina non ci si può che attendere un forte deprezzamento di lungo periodo. D’altronde, nei mercati dei cambi, i differenziali delle valute riflettono sempre i differenziali macroeconomici esistenti tra le varie nazioni. I cross che interessano la sterlina, non potranno fare eccezione a questa regola incontrovertibile.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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