La bomba dei 200.000 licenziamenti bloccati, ma dopo il 31 marzo è a rischio il lavoro. Cosa fare? 

Che l’emergenza epidemiologica abbia messo KO tanti settori dell’economia è un dato certo, ma le misure adottate dal Governo hanno in qualche modo contenuto la crisi.

Da una ricerca della Banca d’Italia, reperibile sul sito, è emerso che nel 2020, in condizioni normali, si sarebbero avuti circa 500.000 licenziamenti a causa della crisi economica. Le misure introdotte dal nostro Governo, per arginare la crisi epidemiologica, hanno impedito circa 600.000 licenziamenti. Di cui 200.000 dovuti alla sola crisi da Covid 19. La bomba dei 200.000 licenziamenti bloccati, ma dopo il 31 marzo è a rischio il lavoro. Cosa fare?

La Redazione di Proiezionidiborsa, più volte ha illustrato le molteplici misure straordinarie messe in campo dal governo. Tra queste l’estensione della cassa integrazione a tutte le imprese, contributi a fondo perduto, potenziamento dei sussidi per la disoccupazione. Tra le misure più importanti, rientra sicuramente, il blocco dei licenziamenti fino al 31 marzo 2021.

Ebbene, tale termine si avvicina sempre di più in uno ai mutamenti dell’assetto politico. Molti si chiedono cosa accadrà? I sindacati premono per un’ulteriore proroga del divieto, mentre le aziende chiedono il superamento del blocco.

Le disuguaglianze, tra mini proroghe e riforme strutturali

Grazie alle misure straordinarie messe in campo dal Governo, si è evitato che tante categorie perdessero ancora di più. Dallo studio della Banca d’Italia, è emerso che senza le misure straordinarie, precari e lavoratori con basso reddito, avrebbero perso il 25% in più. Gli ammortizzatori sociali hanno permesso di mantenere il livello di disuguaglianza, evitando un ulteriore divario tra le categorie di lavoratori. La preoccupazione è che queste misure sono straordinarie, pertanto cosa succederà al termine delle stesse?

La bomba dei 200.000 licenziamenti bloccati, ma dopo il 31 marzo è a rischio il lavoro. Cosa fare?

Il Ministero, pertanto, si troverà necessariamente a cercare un compromesso tra sindacati e aziende. Molto probabilmente si andrà incontro ad una mini-proroga e ad una riforma degli ammortizzatori sociali. Anche nell’ipotesi in cui, dovesse concludersi lo stop ai licenziamenti, sicuramente sarà prevista una copertura per i lavoratori in difficoltà.

La bomba dei 200.000 licenziamenti bloccati, ma dopo il 31 marzo è a rischio il lavoro

Se non dovessero arrivare in tempo ammortizzatori e proroghe, bisogna essere pronti ad attivare il paracadute. L’INPS, si badi bene, su domanda dell’interessato, interviene per tutti coloro che hanno perso il lavoro involontariamente. Per chi verrà licenziato, quindi, si potrà attivare un periodo di sostegno al reddito onde consentire il reinserimento nel mondo del lavoro. Si chiama NASPl e viene erogata entro l’ottavo giorno se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno dal licenziamento. Oppure, dopo l’ottavo giorno a partire dal giorno successivo alla domanda ma comunque entro i termini di legge.

Per quanto tempo? Viene corrisposta ogni mese per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni. Invece per coloro che intendono intraprendere un lavoro autonomo o partecipare al capitale di una cooperativa lavoro, si potrà chiedere l’intero importo anticipatamente. Ad ogni modo, tutti i rifermenti e le modalità di invio domanda sono reperibili a questo indirizzo web dell’INPS.

 

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