Italia e Spagna le economie sommerse

Italia e Spagna, dove sono dirette?

“Scendicchia” ma meno delle attese la disoccupazione spagnola attestatasi a dicembre ad un drammatico 14.45%.

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Un dato pesante che,misteriosamente, gli spagnoli, a differenza dei francesi, accettano passivamente.

Se consideriamo che da anni la Spagna gode di agevolazioni dall’Unione Europea sia in ambito di rapporto deficit/PIL che su altre concessioni sparse è chiaro che qualcosa non stia funzionando.

Quello che spaventa in questa disoccupazione che riguarda 1 cittadino/a su 7 è il periodo ormai lunghissimo in cui la Spagna giace in questa condizione.

Il risultato immediato è chiaramente un minore gettito fiscale , minori consumi e così via…

Ma il vero alert riguarderà l’aspetto pensionistico: infatti sappiamo bene come chi lavora di fatto veda una parte dei propri contributi, almeno a livello di cassa, finire nelle tasche dei già pensionati.

Ora in Spagna la necessità di alimentare coi contributi versati anche il cittadino/a su 7 che non lavora da anni porterà ad un futuro pensionistico a tinte fosche.

Futuro fatto di milioni di pensioni minime per chi non ha lavorato e di pensioni ulteriormente ridimensionate per chi, lavorando, i contributi a Madrid li ha sempre versati…

Dati macroeconomici di Italia e Spagna di giornata

  EUR Tasso di disoccupazione spagnolo (4° trim.) 14,45% 14,40% 14,60%
  EUR IPP italiano (Annuale) Prezzi alla produzione 4,1% 4,5%
  EUR IPP italiano (Mensile) Prezzi alla produzione -0,5% -0,7%

Possiamo vedere come, seppur confrontando dati completamente diversi ma ricordando anche gli altri numeri delle scorse settimane, la dinamica tra Italia e Spagna sia diversa.

L’Italia per anni fanalino di coda sta faticosamente risalendo la corrente

L’inflazione ferma sui prezzi in Italia è un chiaro invito a politiche espansive.

In un paese sovrano ancora compresso da alti livelli di disoccupazione come l’Italia (comunque inferiori alla Spagna) i dati odierni sui prezzi sarebbero un invito a politiche fortemente espansive.

L’indice dei prezzi alla produzione scende a 4.1% di crescita nonostante la debolezza dell’euro che lo sfavorisce.

Su base mensile addirittura i prezzi alla produzione scendono della 0.5% dopo lo 0.7% del mese scorso.

Sullo stile USA e ripreso dalla Cina il momento ideale per applicare agevolazioni fiscali ed investimenti pubblici.

Se come agevolazioni fiscali il governo qualcosa ha fatto con la FLAT tax, sul fronte degli investimenti pubblici è stato di molto frenato dalla trattativa con l’Unione europea.

I numeri macroeconomici di Francia, Italia e Spagna confermano ormai da tempo l’inadeguatezza delle politiche europee per uno sviluppo sociale ed armonico che metta al primo posto i livelli occupazionali.

Variabile fondante da cui poi dipende tutto lo sviluppo di un’ economia sana.

Draghi e Commissione UE ora tocca a voi…

Draghi più di insistere con le sue leve monetarie eventualmente disponibili non può fare.

Semmai, vista la sua evidente preoccupazione, avrebbe potuto essere più incisivo verso la Commissione UE. Non è nel suo ruolo?

Be’ non mi pare che verso la “sua” Italia si sia fatto tanti scrupoli nel bacchettare…

A questo punto il pallino è nelle mani di Bruxelles e dei suoi stanti burocrati.

Riusciamo a credere che siano capaci di cambiamenti in grado di procurare la svolta  necessaria al trend economico ma prima ancora occupazionale europeo?

 

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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