Italia e scenari politici: verso una crisi?

Quali scenari si vanno delineando sulla scena politica dell’Italia, e quale l’impatto sulle dinamiche economiche?

In questi ultimi giorni è andata crescendo la tensione tra 5 stelle e Lega, all’insegna di un accesa conflittualità su diversi temi.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

Ma da dove nasce tale dialettica, e quali prospettive si vanno delineando per l’esecutivo?

Per dare maggior ordine alla nostra analisi, di seguito un indice dei temi affrontati:

  • La nomina della VanderLeyen e l’alterazione degli equilibri di governo
  • La posizione della nuova presidente su Italia e Lega
  • La manovra di bilancio e le mosse della Lega
  • La questione di sempre: i conti pubblici
  • Le prossime mosse dei partiti.
  • La nomina della VanderLeyen e l’alterazione degli equilibri di governo

Il nuovo presidente della commissione europea è un’esponente dello stesso partito della Merkel e sua stretta alleata.

L’elezione è stata consentita anche dai voti dei 5 stelle, mentre non hanno votato a favore i leghisti.

Ma tale differenziazione non si è limitata al voto.

La Lega ha infatti accusato i 5 stelle di stare tramando accordi con il PD, visto che anche questo partito ha contribuito all’elezione.

In altri termini, secondo la Lega si starebbe sfaldando quel poco rimasto della fiducia tra membri dell’esecutivo, e che pareva riconquistata dopo le tensioni sul voto europeo.

Di qui un nuovo fronte di polemiche che sta contrapponendo leghisti e pentastellati.

Vediamo perché.

  • La posizione della nuova presidente su Italia e Lega

Nelle ipotesi di accordo per la nuova commissione, era previsto che un commissario spettasse all’Italia, ed in particolare alla Lega.

Era stato anche ipotizzato che fosse un commissario in materia rilevante economicamente, e si era pensato a Giorgetti, che poi ha comunque declinato la proposta.

Ma prima ancora di essere entrata nella sua piena operatività, la Van derLeyen ha affermato che la commissione monitorerà attentamente i conti italiani e che nella commissione per la Lega non c’è posto.

Come qualcuno ironicamente osserverebbe, una vera e propria espressione di amorosi intenti.

Ovviamente Salvini, colui che nel governo rappresenta maggiormente la linea favorevole a certe misure economiche ad ogni costo, anche in deficit, ha tratto le sue conclusioni.

La nuova commissione già si è posta in posizione dialettica contraria a certa impostazione di politica economica, e ovviamente la stessa Van derLeyen ha colto la divergenza di posizioni.

  • La manovra di bilancio e le mosse della Lega

Proprio al fine di voler rimarcare la propria determinazione nel varare certe misure, soprattutto la flat tax, Salvini ha già intrapreso alcune manovre politiche, che hanno particolarmente infastidito gli alleati di governo.

In particolare, convocando presso il proprio ministero le parti sociali per illustrare le proprie ipotesi economiche, e peraltro in presenza di quell’Armando Siri, tra i padri italiani del progetto flat tax, che era stato defenestrato dai pentastellati.

Ovviamente l’iniziativa non poteva non infastidire Conte e pentastellati, che accusano la Lega di voler scavalcare le competenze del governo.

Certamente il segnale è stato forte da parte leghista, a voler rimarcare la volontà che o si varano certe misure, oppure il governo può anche terminare.

 

  • La questione di sempre: i conti pubblici

A ben vedere, tra una polemica e l’altra, la questione è quindi sempre la stessa, i fatidici conti pubblici.

Su questo versante, occorre dire che la curva dei rendimenti non denota particolari tensioni.

Ma occorre considerare che, secondo diversi analisti, a mancherebbero comunque diversi miliardi, per trovare le coperture sufficienti a varare tutte le misure previste, comprese disinnesco dell’aumento Iva e flat tax.

Di qui la contrapposizione tra opposte visioni sui conti pubblici e conseguente conflittualità nella compagine governativa e nella maggioranza.

  • Le prossime mosse dei partiti.

Abbiamo già assistito in passato ad accese polemiche tra i partiti della maggioranza.

Circostanza che però non ha sortito una crisi di governo.

Il vero terreno della tenuta della maggioranza, quindi, più che alle polemiche di questi giorni, riconduce alla prossima manovra.

Fino a che punto, nel caso manchino le necessarie coperture, i leghisti sarebbero disposti a rinunciare alle misure auspicate?

Rinuncerebbero alla loro idea di realizzarle, se del caso, anche in deficit?

Nulla è escluso a priori e di qui alla prossima finanziaria, infatti, tutto può ancora succedere.

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