Ipotesi di bolla speculativa: la necessità di essere coerenti

Capita, ogni tanto, di leggere curiose analisi che cercano di formulare ipotesi sulla esistenza di bolle speculative, confrontando taluni fenomeni del passato con quanto si sta verificando attualmente sui mercati.

È quindi importante, a proposito di un’ipotesi di bolla speculativa e la necessità di essere coerenti, capire quanto siano realmente fondate certe analisi.

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Ma procediamo per gradi.

Il caso dei tulipani olandesi e della South Sea

L’analisi in questione prende le mosse da alcuni fenomeni speculativi dei secoli scorsi.

In particolare, il caso dei tulipani olandesi che, nel corso del diciassettesimo secolo, conobbero un rialzo delle quotazioni di circa il 2000 per cento nell’arco di circa 3 mesi, prima di crollare.

La South Sea era una compagnia marittima inglese, il cui titolo azionario  crebbe di circa il 1000 per cento nell’arco di circa tre anni, nel corso del diciottesimo secolo.

Ipotesi bolla sui BTP?

Prendendo le mosse da tali fenomeni, l’analisi in questione fa un confronto, sostenendo che anche i BTP, i nostrani Titoli di Stato, si troverebbero in analoga situazione. In altri termini, anche i BTP si troverebbero nella fase di probabile apice di una vera e propria bolla speculativa.

Ma sarà vero?

Ecco un classico esempio di come occorra precisione e coerenza soprattutto nel confrontare dati finanziari, relativi a fenomeni diversi.

I dati su cui si basa l’analisi riconducono, sostanzialmente, all’ipotesi che dopo un certo rialzo, si dovrebbe parlare di bolla speculativa.

Ma il rialzo dei BTP è effettivamente confrontabile con la bolla dei tulipani o con la South Sea?

Riassumiamo i dati

Bolla dei tulipani: rialzo di circa il 2000 per cento nell’arco di circa tre mesi.

Bolla della South Sea: rialzo di circa il 1000 per cento nell’arco di circa tre anni.

BTP: dal minimo realizzato negli ultimi tre anni, il rialzo è stato di circa il 28 per cento. Mentre dal minimo realizzato negli ultimi mesi, a marzo, il rialzo è di circa il 21 per cento.

Pare quindi evidente che a volte si confondano fenomeni molto diversi, e neppure minimamente confrontabili.

Anche ammesso che possano essere considerati confrontabili fenomeni così distanti nel tempo, non esiste certo alcuna ipotesi di confronto tra rialzi a due cifre percentuali e rialzi di circa 10 o 20 volte.

Non si capisce, quindi, su quale base vengano realizzate certe analisi.

Il confronto con lo spread

Semmai un confronto potrebbe essere fatto con lo spread tra BTP e Bund.

Ma sarebbe fallace.

Infatti lo spread è solo una differenza tra tassi decennali italiani e tedeschi.

Quindi, se anche lo spread scende, questo non significa necessariamente che vi sia un rialzo di in Titolo di Stato italiano.

Potrebbe intervenire un ribasso delle quotazioni, collegato ad un incremento di rendimento, sui Titoli di Stato italiani, a fronte di un maggior ribasso delle quotazioni sul Titolo di Stato tedesco, collegato ad un maggior incremento del rendimento.

Lo spread diminuirebbe, a fronte però di un ribasso delle quotazioni dei Titoli di Stato italiani.

Ecco perché lo spread non consente di parlare di bolla speculativa. E perché confrontare questo spread con fenomeni come quelli relativi alle bolle sui tulipani o sulla South Sea è decisamente fuorviante. È un po’ come sommare le pere con le mele.

Si tratta certo di frutti, ma sostanzialmente diversi.

Insomma, per concludere su una ipotesi di bolla speculativa e la necessità di essere coerenti, ammesso che sui BTP si possa parlare di bolla speculativa, non è certo da tali elementi di confronto che si possa desumere una simile ipotesi.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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