IPO in aumento: conferma rialzo verticale dei mercati!

La crescita esponenziale delle IPO fu una delle caratteristiche riconoscibili della bolla sulle Borse di inizio millennio.

Poi complici le varie crisi di borsa nulla del genere si è più visto.

Questo nonostante la prolungata fase di rialzo introdotta dal QE e dalle politiche monetarie espansive che, abbattendo i tassi obbligazionari, hanno spinto i mercati azionari.

Ora pare si stia entrando in una fase diversa e il numero delle IPO sta di nuovo accelerando.

Le Borse dal canto loro sono sui massimi storici o comunque sui massimi degli ultimi anni (non è una cosa cattiva, anzi…se il tutto viene gestito con oculatezza!) quindi… attenzione!

Dopo tanti anni vi sono tutti i presupposti per una bolla sui mercati azionari.

Nel 2018, come vedremo caratterizzato da un numero di IPO rilevante, il fenomeno non prese il via, stavolta le Borse potrebbero farcela…

Cresce il numero delle IPO

L’ufficio studi e ricerca Pwc, che ha pubblicato recentemente il report “IPO Watch Europe”.

Dallo studio si evince che il 2019 delle IPO è iniziato a ritmi blandi per poi accelerare da aprile in poi.

Nel primo semestre in Europa si sono quotate ben 53 aziende, di queste ben 41 sono entrate in borsa nel secondo trimestre 2019.

La raccolta complessiva è stata di ben 12,1 miliardi e qui abbiamo registrato un calo importante rispetto al 2018 un -47% dovuto principalmente alle dimensioni delle nuove aziende quotate.

Almeno nel primo trimestre 2018.

Nel secondo trimestre abbiamo visto appunto 41 nuove società quotarsi e queste  hanno raccolto 11,4 miliardi di euro.

Un incremento importante in confronto ai 9,2 miliardi del secondo trimestre 2018.

Tanto più che nello stesso periodo del 2018 le IPO furono addirittura 69!

Nexi al top

Il primato della raccolta tra le nuove quotate spetta decisamente a un’azienda italiana: Nexi, la società che ha raccolto l’eredità di Cartasì ha raccolto oltre 2 miliardi di euro.

A seguire le altre, come Network International Holding e StadlerRail.

L’aspetto che fa pensare alla fase esplosiva dei mercati è anche quello che, per la prima volta da un decennio, la parte del leone la sta facendo il settore finanziario.

Proprio quello che fu alla base della crisi e della successiva disaffezione dei risparmiatori.

Londra vola anche durante la BREXIT

Un po’ a sorpresa visto la sofferente e prolungata fase per la definizione della BREXIT è la piazza di Londra ad aggiudicarsi il maggior numero di nuovi collocamenti.

Ben 16 fino a qui nel 2019 e che si sono aggiudicati addirittura il 42% della raccolta.

Evidentemente un mercato evoluto come quello della City, forse proprio perché in allontanamento dalle pastoie dell’UE, continua a tirare ed attirare.

Come e forse più di prima della BREXIT.

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