Involtini di sarde agli agrumi di Sicilia

Involtini di sarde agli agrumi di Sicilia. Uno dei piatti più ricorrenti sulla tavola del Ferragosto al Sud sono le sarde a beccafico (sardi a beccaficu), una preparazione di pesce siciliana. Con variante palermitana, messinese e catanese. È un piatto gustosissimo, riconosciuto e inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T). Con la redazione Lifestyle di ProiezionidiBorsa, conosciamolo meglio e impariamo a prepararlo.

Involtini di sarde agli agrumi di Sicilia: la ricetta palermitana

Il nome del piatto deriva da un uccellino da spiedo chiamato “beccafico”. In passato i nobili siciliani lo cacciavano e lo consumavano farcito di pane e delle sue stesse interiora. Il piatto era gustoso e considerato un bene di lusso dal popolo. Che, prima di tutto, non aveva il permesso di cacciare nelle terre dei signori. I popolani decisero di utilizzare le materie prime che potevano permettersi, ovvero le sarde. E per imitare il ripieno d’interiora, impiegarono la mollica di pane e i pinoli. Il successo fu tale che la ricetta si diffuse in tutta la Sicilia.

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A bagno nell’aceto

Involtini di sarde agli agrumi di Sicilia. Nella versione palermitana, le sarde, pulite, aperte e deliscate, messe a bagno nell’aceto per mezz’ora, vengono preparate al forno. Ma prima si arrotolano intorno a un composto di pan grattato, aglio e prezzemolo tritato, uva sultanina, pinoli, sale, pepe e olio d’oliva. Questo piatto è considerato un secondo, ma viene anche servito come antipasto. A Palazzo Lanza Tomasi di Lampedusa si prepara il pesce spada a beccafico, profumato all’arancio e lauro.

La ricetta catanese veste il pesce a festa

Non tutti sanno che esiste anche la variante catanese. Prevede le sarde stese una sopra l’altra e non arrotolate, ma cosparse di parmigiano, passate nell’uovo e semola. Sono fritte in olio bollente, invece che passate in forno.  Poi profumate con limone grattugiato. La ricetta varia a seconda delle località in cui viene realizzata: a volte si aggiungono al ripieno sentori di pecorino, uva passa e capperi dissalati e tritati finemente. La ricetta messinese invece prevede, a questo punto, il pesce ripassato in un sughino lento di pomodoro.

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