Investimenti andati male, risparmio tradito o colpa del cliente?

Abbiamo investito i risparmi di una vita effettuando una serie di operazioni finanziarie con la nostra banca od un promotore. Dopo qualche tempo, però, ci accorgiamo che le cose non sono andate come speravamo. Il capitale è sceso moltissimo e le nostre perdite continuano ad accumularsi. La prima cosa da fare è certamente cercare di recuperare i soldi o almeno di limitare i danni. Poi però, dobbiamo capire di chi è la responsabilità. In caso di investimenti andati male, risparmio tradito o colpa del cliente? In altre parole, i clienti hanno diritto ad un rimborso? Dal promotore o dalla banca? La questione è complessa, vediamo di fare chiarezza.

Il contesto normativo

Se il cliente fosse in grado di provare le eventuali responsabilità della banca o del promotore, questi ultimi risponderebbero in solido. Il comma 3 dell’articolo 31 del TUF e l’articolo 2049 del codice civile impongono infatti alle banche di risarcire i clienti. Sia per colpe dirette dell’istituto che per eventuali colpe di dipendenti e collaboratori. Un’ottima notizia per i clienti danneggiati: i privati potrebbero infatti essere nullatenenti. Molto più probabile invece ottenere un pieno indennizzo da un istituto bancario. La giurisprudenza ha più volte confermato la responsabilità delle banche per l’operato del proprio personale. Citiamo ad esempio le pronunce del Tribunale di Udine Sentenza n. 1417/2018 e della Corte di Cassazione n. 32514/2018 e 18363/17.

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Investimenti andati male, risparmio tradito o colpa del cliente?

Ma siamo certi che la colpa sia sempre degli istituti? In realtà molte volte è il cliente a chiedere l’impossibile ed a fornire informazioni non veritiere sul proprio profilo di investitore. Al momento dell’apertura di un rapporto bancario infatti, il cliente deve compilare un questionario ai sensi della normativa MIFID. Le banche dovranno proporre investimenti in linea con esperienza ed orientamento al rischio del cliente. La responsabilità di tali dichiarazioni è ovviamente del cliente stesso poiché la banca non può conoscere il suo passato. Sono, quindi, i singoli investitori a dover indicare al proprio consulente gli obbiettivi in termini di rendimento e rischio. Valutando poi le proposte e scegliendo quello che è più in linea con le proprie caratteristiche. Non dimentichiamo che il rischio è una componente fondamentale degli investimenti e che senza di esso non è possibile ottenere importanti guadagni.

Le responsabilità degli investitori

Quando ci troviamo a valutare investimenti andati male, risparmio tradito o colpa del cliente sono spesso confusi. Banche e consulenti devono offrire una consulenza trasparente ed operare nell’interesse della clientela. Devono anche ricordare agli investitori che non è possibile ottenere rendimenti fuori mercato. I professionisti non possono però sostituirsi ai clienti nelle valutazioni e non devono rispondere delle scelte dei singoli. Spesso infatti le rimostranze degli investitori non nascono da comportamenti scorretti da parte degli intermediari ma da errori di valutazione. Pretendere un rendimento a doppia cifra da un’obbligazione in periodi di tassi bassi come oggi, significa investire in titoli molto rischiosi. Spesso, gli investitori tendono a far propri i guadagni quando le cose vanno bene. Ma a scaricare sulle banche le perdite dei periodi negativi. Ovviamente simili pretese non possono garantire un rimborso da parte degli istituti o dei loro promotori.

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