Intervista a Gian Piero Turletti I mercati azionari fra prospettive economiche e politiche

PROSPETTIVE INTERNAZIONALI

INTERVISTA A GIAN PIERO TURLETTI

  • VERSO LA CONFERMA DI JUNCKER
  • COSA CAMBIA IN EUROPA?
  • E NEGLI USA?
  • LA POSIZIONE BRITANNICA
  • I PAESI DELL’EST

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VERSO LA CONFERMA DI JUNCKER

QUALI LE PROSPETTIVE EUROPEE CHE PAIONO ANDARE VERSO UNA CONFERMA DI JUNCKER?

Pare essersi consolidato un asse tra Renzi e la Merkel, al momento finalizzato ad un più generale accordo popolari-socialisti, per la formazione della commissione europea.

Dopo le elezioni è scemato il focus dei mass media sulle recenti vicende europee, ma anche in chiave politica invece esse assumono un rilievo essenziale, anche per comprendere future dinamiche economiche.

La Merkel ha privilegiato un rapporto con Renzi, anche perché il gruppo europarlamentare italiano rappresenta la componente maggioritaria in ambito socialista nell’europarlamento, particolarmente importante per la conferma da parte dell’europarlamento del candidato della cancelliera alla guida della commissione.

ED ECONOMICAMENTE, COSA CAMBIA PER L’EUROPA?

A fondamento della commissione guidata da Juncker, una maggior flessibilità a favore di investimenti in diversi settori, che non verrebbero conteggiati quali sforamenti dei parametri finanziari, possibilità già prevista dai trattati.

Ne consegue la previsione di maggiori tassi di crescita, soprattutto nei settori difesa, trasporti ed energia, grazie ai maggiori investimenti previsti.

E NEGLI USA?

Gli USA esportano in gran parte verso l’UE, e già esistono trattati per contenere dazi e restrizioni tra USA ed UE.

Tuttavia, anche nell’ottica di accelerare un percorso di crescita economica, gli USA stanno cercando un accordo di libero scambio.

Nel frattempo, hanno esercitato pressioni perché il governo britannico non rompesse con l’UE, anche perché tramite la Gran Bretagna sono esportatori anche verso l’UE.

LA POSIZIONE BRITANNICA

E PERCHE’, QUINDI, E’ NATO UN DISACCORDO TRA L’ATTUALE GOVERNO BRITANNICO E L’UE?

Occorre intanto ricordare che l’Inghilterra non fa parte dell’eurozona, ma solo dell’UE.

Divergenze in materia soprattutto di bilancio europeo, unitamente ad una riflessione diffusa presso l’elettorato britannico sulla convenienza o meno a restare nell’UE, hanno indotto il governo conservatore ad esercitare pressioni per ottenere maggiori benefici, e quindi ad una contrarietà verso la conferma di Juncker.

Anzi, lo stesso leader conservatore, Cameron, ha minacciato l’uscita dall’UE in caso di conferma di Juncker.

QUALI LE CONSEGUENZE PER GRAN BRETAGNA ED UE?

Le minacce di Cameron non sembrano aver sortito una rilevante reazione.

Juncker probabilmente verrà confermato.

Un’eventuale uscita britannica sarebbe, comunque, probabilmente preceduta da accordi bilaterali che, in qualche modo, salvaguarderebbero interessi sia britannici che continentali relativi a quanto ora rappresentato dalla zona di libero scambio.

Ne consegue che un’eventuale fuoriuscita britannica avrebbe ripercussioni decisamente inferiori al previsto.

Del resto, la quota di esportazioni del resto dell’Europa verso l’Inghilterra verrebbe in gran parte eventualmente sostituita da rinnovati rapporti commerciali verso gli USA, soprattutto in caso di accordi nuovi in materia di libero scambio, mentre a sua volta la Gran Bretagna potrebbe intensificare gli interscambi verso gli USA, naturale partner di riferimento anglosassone, nonché sicuramente area con prospettive di maggior crescita economica, rispetto all’UE.

Del resto, l’indice azionario britannico sta veleggiando sui massimi, e non pare risentire di particolari problemi relativi ad un’eventuale uscita dall’UE.

LA POSIZIONE DEI PAESI DELL’EST

QUALE POSIZIONE HANNO ASSUNTO I PAESI DELL’EUROPA DELL’EST RISPETTO ALL’IPOTESI DI JUNCKER?

Per lo più una posizione favorevole.

Questo, più che per ragioni economiche, viene spiegato in termini militari.

Viste le recenti vicende relative a Crimea ed Ukraina, si ritiene che non vi sarebbe più un rilevante interesse di diversi paesi nel restare sotto l’ombrello militare USA.

Personalmente, devo dire che non condivido questa interpretazione.

Diversi paesi dell’Europa dell’est, stanno tuttora collaborando attivamente, da un punto di vista militare, con gli USA.

Soprattutto a fronte del rinnovato attivismo militare russo, diversi paesi hanno intensificato la collaborazione militare con gli USA.

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Ad esempio la Polonia, che ha consentito la dislocazione di missili, sul proprio territorio, contro i nuovi missili balistici intercontinentali russi, i cosiddetti Topol.

Questi ultimi, infatti, sono particolarmente idonei ad evitare le contromisure previste dagli USA, e si rivelano vulnerabili invece soprattutto a missili sparati da aree vicine.

Ecco, quindi, la finalità di spiegamento di missili, sul territorio polacco, in funzione antibalistica, contro missili russi finalizzati a colpire il territorio USA, e che gli USA avrebbero difficoltà ad intercettare, in assenza di strumenti controffensivi come quelli installati in Polonia.

Il vero motivo, quindi, per cui diversi paesi, invece di appoggiare la posizione inglese contro Juncker, hanno preferito appoggiarne la nomina, riconduce al non ritenere in conflitto tale leader con interessi USA, ed anzi, a ritenere che lo sviluppo delle relazioni tra USA e UE sarebbe agevolato.

Del resto, gli stessi USA sono di opinione contraria ad una rottura tra Inghilterra ed UE, perché tramite l’Inghilterra vengono favoriti anche interscambi tra UE ed USA.

I paesi dell’est, quindi, contano in gran parte su un incremento degli scambi economici anche tra UE ed USA, ritenendo questa un’ulteriore base anche per il rafforzamento di rapporti di collaborazione militare, soprattutto in funzione antirussa.

 

 

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