Inflazione transitoria o strutturale? Come potrebbero reagire a questa dinamica i vari settori economici?

Nelle ultime settimane ci sono state opinioni divergenti sul fatto che l’inflazione possa tornare a fare da protagonista nei prossimi anni. Da un lato c’è la Federal Reserve (FED) che sostiene che l’inflazione sarà transitoria con un rientro alla normalità del 2% circa entro il 2023. Molti operatori finanziari, nonché accademici ed economisti supportano questa visione della FED.

Dall’altro lato ci sono molti investitori, accademici e top manager, che ritengono che l’inflazione sarà un fenomeno strutturale con cui dovremo confrontarci almeno per i prossimi 5-10 anni.

Inflazione transitoria o strutturale? Come potrebbero reagire a questa dinamica i vari settori economici?

Ovviamente nessuno può rispondere con esattezza al 100% a questa domanda. Fatta questa premessa, è però possibile ragionare per gradi, in base a possibili scenari macroeconomici e vedere quali settori saranno favoriti o svantaggiati. In relazione ai vari scenari.

Una volta esaminati i vari scenari, sarà più facile pensare ad un posizionamento ottimale in base alle possibili varianti di rischio ed opportunità.

Partiamo in questo articolo esaminando cosa succede in entrambi i casi esaminando uno scenario con inflazione transitoria ed uno scenario con inflazione strutturale.

Scenario uno: inflazione transitoria

Questo scenario va a nostro avviso ulteriormente suddiviso in due situazioni. La prima in cui il Covid 19 è considerato debellato e non sono più necessarie ulteriori misure di contenimento. La seconda situazione invece prevede che dall’autunno ci possano essere nuove misure di contenimento a causa di eventuali varianti del virus.

Nel primo caso, l’economia sarebbe libera di ripartire, ma l’inflazione, dopo il primo impatto dovuto alla ripartenza, rientra in un ambito di normalità entro 18-24 mesi, come previsto dalla FED. In questo caso, l’azionario sarebbe favorito in quanto le politiche monetarie espansive potrebbero restare in essere per diversi anni. Quindi il costo del denaro non dovrebbe subire aumenti significativi. Con un costo del denaro sotto controllo, le valutazioni azionarie non dovrebbero avere impatti negativi causati dalla politica monetaria. Allo stesso tempo, la ripresa economica favorirà la crescita degli utili delle società, che a loro volta comporteranno un aumento delle valutazioni azionarie.

Nel caso invece il Covid 19 o sue varianti, non venissero debellati, i governi potrebbero imporre nuove misure restrittive a danno dell’economia reale. Anche in questo caso le politiche monetarie delle Banche centrali dovrebbero restare espansive, ma ovviamente gli utili verrebbero penalizzati influendo negativamente soprattutto sui titoli ciclici, industriali e value in genere. I titoli growth, invece potrebbero addirittura essere favoriti, soprattutto nei settori che sono andati meglio durante i lockdown come le attività online, i tecnologici, le telecomunicazioni, l’healthcare e così via.

Scenario due: inflazione strutturale

Nel caso invece che l’inflazione si riveli strutturale, allora, ad un certo punto la FED potrebbe trovarsi a ridurre la politica monetaria espansiva o addirittura iniziarne una restrittiva. In questo caso non sarebbe escluso un aumento dei tassi d’interesse.

Una politica monetaria restrittiva, e peggio ancora se effettuata tramite aumento dei tassi d’interesse, avrebbe un effetto immediato sulle valutazioni dell’azionario. Questo effetto se non compensato da altri fattori, porterebbe ad una diminuzione dei prezzi dell’azionario nel breve periodo. In questo caso sarebbero più colpiti i titoli growth rispetto a quelli value. Nel lungo periodo invece, bisognerà vedere se i titoli growth riusciranno a confermare e loro aspettative di crescita ed a più che compensare l’inflazione e l’aumento dei tassi d’interesse.

Conclusioni

Inflazione transitoria o strutturale? Come potrebbero reagire a questa dinamica i vari settori economici?

Nessuno può prevedere con certezza l’evolversi di queste dinamiche macroeconomiche. Per questo motivo l’approccio migliore è sempre quello di conoscere bene i propri obbiettivi in termini di orizzonte temporale, rapporto rischio/rendimento, e strategia ed assicurarsi che il proprio portafoglio sia allineato ad essi.

Come dicevamo in questo articolo, l’azionario, nel lungo periodo (orizzonte temporale) ha storicamente rappresentato un buon riparo contro l’inflazione. Il tutto purché si faccia attenzione a non acquistarlo ad un prezzo troppo caro rispetto al suo valore intrinseco (rapporto rischio/rendimento) e si disponga di un buon metodo per gestirne la volatilità (strategia).

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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