Industria italiana male ma non malissimo

L’industria italiana o meglio la produzione industriale sono state la settimana scorsa al centro del dibattito politico-economico.

Il dato ampiamente sotto le attese ha scatenato un serrato confronto su responsabilità e prospettive.

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I dati odierni dell’industria italiana confermano le difficoltà ma aprono anche qualche spiraglio di positività.

Le vendite mensili infatti sono uscite positive a +0,10%, dato significativo perché inverte il trend rispetto al precedente -0,5%

Nuovi ordinativi industriali italiani (Annuale) (Nov) -2,0% 1,8%
Nuovi ordinativi industriali italiani (Mensile) (Nov) -0,2% -0,5%
Vendite industriali italiane (Mensile) (Nov) 0,10% -0,50%
Vendite industriali italiane (Annuale) (Nov) 0,60% 2,00%

Italia meno peggio di altri

Nei giorni successivi si è scoperto che sì l’industria italiana ha rallentato la propria produzione ma molto meno della media europea.

Il che sta a significare che diversi paesi stanno soffrendo come e più di noi e non certo a causa nostra.

La produzioni industriale è in calo generalizzato anche oltre i confini UE: è un fenomeno globale , questi sono fatti, il esto è “fuffa” campanilistica.

Italia e industria: poco amor patrio ci costa caro

Lo scarso spirito nazionale e le divisioni politiche più da serraglio che da Parlamento sono spesso alla base di una immagine svalutata del nostro paese.

Paese che invece vanta ricchezze, naturali, culturali ed artistiche e perché no produttive col Made in Italy che potenzialmente ci confermano come uno dei principali centri economici mondiali.

Per stare più sul venale consideriamo che l’Italia è anche il terzo detentore al mondo di riserve auree sul podio dietro Stati Uniti e Germania.

Avremo anche un debito pubblico elevato…ma saremmo tra i pochi che se si decidesse di ricollegare una propria moneta alle riserve auree saprebbero almeno da dove partire…

E non crediamo che il ciclico fenomeno dello spread sia scollegato a questo scarso amor patrio.

Industria italiana e Germania

La Germania ha problemi come e più di noi, basti pensare a Deutsche Bank o al fatto che i tedeschi integrano milioni di redditi da fame con sovvenzioni statali poste fuori bilancio…

Considerato anche il risparmio privato italiano(al topo nel mondo) e le potenzialità complessive del territorio il dislivello del debito pubblico non giustifica queste accelerazioni dello spread.

Bisogna convincersi che questi attacchi speculativi spesso trovano terreno fertile anche per l’incapacità di venderci come paese forte e compatto capace di prese di posizione forti e stabili.

Spesso in questi anni abbiamo dato l’immagine di un’ Italietta divisa e frammentata in balia degli eventi, incapace spesso persino di vendere ai turisti veri e propri tesori naturali o artistici.

Anche per questo siamo più facilmente aggredibili. Capirlo potrà essere il vero inizio della ripartenza.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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