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In quali casi non bastano i 67 anni di età ed i 20 di contributi per andare in pensione?

Le strade per uscire dal mondo del lavoro sono molte ed ognuna ha delle caratteristiche diverse.

Il nostro sistema pensionistico non è tra più semplici e bisogna valutare attentamente le soluzioni che consentono al lavoratore di accedere alla pensione. In quali casi non bastano i 67 anni di età ed i 20 di contributi per andare in pensione?

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La pensione è la principale prestazione previdenziale, il cui scopo è di garantire un reddito al lavoratore e alla sua famiglia, al verificarsi di determinate circostanze.

Un lavoratore che per motivi legati alla sua età o al sopraggiungere di uno stato invalidante non è più in grado di lavorare, ha diritto a percepire una pensione.

Tuttavia, il solo verificarsi di questi eventi, non è sufficiente a garantire sempre il trattamento di quiescenza.

Nel sistema previdenziale a differenza di quanto accade in campo assistenziale, a favore del lavoratore oltre al requisito anagrafico, deve risultare accreditata o accreditabile anche una determinata quantità di contributi.

Quantità che aumenta o diminuisce a seconda della singola prestazione.

Quest’oggi, i Consulenti di PoiezionidiBorsa, illustreremo ai Lettori in quali casi non bastano i 67 anni ed i 20 di contributi per andare in pensione.

In quali casi non bastano i 67 anni di età ed i 20 di contributi per andare in pensione?

Il solo raggiungimento dell’età pensionabile non è sufficiente per il riconoscimento della pensione di vecchiaia.

La pensione di vecchiaia è, infatti, un trattamento di quiescenza che viene riconosciuto al lavoratore 67enne con almeno 20 anni di contributi.

Non conta se il lavoratore sia uomo o donna.

I requisiti anagrafici e contributivi dei 67 anni ed i 20 di contributi sono richiesti fino al 31 dicembre 2022.

Dal 2023 le cose cambiano e si consiglia la lettura di questo articolo nel quale spieghiamo quanti anni e quanti contributi occorreranno per andare in pensione.

Quando l’aspetto contributivo non basta

La normativa tutt’oggi vigente, stabilisce che per avere diritto alla pensione di vecchiaia oltre ai 67 anni di età sono necessari almeno 20 anni di contributi, di cui 5 anni di contributi effettivi.

5 anni di contributi effettivi che sommati ai contributi figurativi devono raggiungere complessivamente i 20 anni di contributi.

Ciò sta a significare che il datore di lavoro deve aver versato per il lavoratore dipendente i contributi obbligatori, come  il lavoratore autonomo i contributi  volontari.

Senza aver soddisfatto questo aspetto contributivo, il lavoratore non può andare in pensione al compimento dei 67 anni di età.

Quando  non basta

Per i lavoratori per i quali il primo accredito contributivo risulta decorrere dopo il 1°gennaio 1996 è necessario soddisfare un altro requisito per accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni.

Coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1°gennaio 1996, hanno diritto alla liquidazione della pensione con il calcolo contributivo.

Sistema quest’ultimo certamente più penalizzante rispetto a quello retributivo.

In questi casi, è necessario che l’importo della prima rata di pensione non risulti inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale che per l’anno in corso 2020 ammonta ad euro 459,83.

Immaginiamo i lavoratori part-time che spesso percepiscono stipendi anche al di sotto dei 500 euro. Questi lavoratori potrebbero non raggiungere il requisito economico richiesto e non poter accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni bensì più tardi.

Pertanto, rientrerebbero nei casi nei quali non bastano i 67 anni di età ed i 20 di contributi.

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