Il Turismo ritorna ad avere un Ministero

Il Turismo ritorna ad avere un Ministero tutto suo. Fra le prime novità del governo Draghi c’è il discostamento dall’ala dei Beni culturali, del settore Turismo che diventa un ministero a sé.

Guidato dal leghista, già ex viceministro all’Economia Massimo Garavaglia, questo Ministero con portafoglio avrà il compito di risollevare il settore turistico italiano. Il turismo, in Italia, infatti, è stato fra quelli più colpiti durante la pandemia.

Giusto per ricordare qualche numero, prima della crisi dovuta alle misure anti Covid, il turismo valeva oltre il 13% del PIL italiano. Era uno dei settori economici più vitali ma secondo l’Istituto Demoskopika, il 2020 si è chiuso con ben 237 milioni di presenze in meno rispetto all’anno prima. È facile, quindi, intuire il motivo per cui si è deciso di puntare su un Ministero specifico.

La storia del Ministero del Turismo

Servirà una legge ad hoc, probabilmente un decreto legge, affinchè si possa dare istituzionalità a questo nuovo Ministero. Il governo Draghi, però, altro non farebbe che ridare un Ministero ad un settore che in passato lo aveva già.

Infatti, Il Ministero del Turismo e dello Spettacolo è stato la per la prima volta istituito con la legge 617/1959, dal Governo Segni II con Umberto Tupini a capo.

Con il referendum popolare del 15 aprile 1993, voluto dai radicali, è stato soppresso per poi essere assorbito dal 2013 al 2018 dal ministero per i Beni culturali. Ora, con il nuovo esecutivo Draghi il turismo ritorna ad avere un Ministero ad hoc chiudendo il cerchio.

Le reazioni dei rappresentanti del settore

Questa scelta ha trovato l’approvazione di tantissimi rappresentanti del settore, felici di poter immaginare un futuro di rinascita per il turismo. Il comparto turistico, in condizioni ottimali genera un PIL annuo vicino ai 200 miliardi e contribuendo alla bilancia commerciale dell’Italia per circa 45 miliardi.

Inoltre, non bisogna dimenticare che il 15% della forza lavoro totale del Paese è impiegata nel turismo in particolare culturale ed agroalimentare.

Il presidente di Confturismo Confcommercio Luca Patanè si è espresso in questo modo: “Ci voleva il professor Mario Draghi per risolvere con determinazione e lucidità una questione sulla quale ci si arrovellava da decine di anni senza trovare mai la soluzione”.

Adesso però è fondamentale definire un documento strategico unico e condiviso insieme con le Regioni e i portatori di interesse. Bisogna, infatti, programmare le risorse non ancora sufficienti del Next Generation Italia. Proprio per questo motivo, il presidente dell’Istituto Demoskopika Raffaele Rio chiede a Garavaglia di riformare il settore pensando ad un Collegato Turismo alla Legge Finanziaria.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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