Il solito monito della UE all’Italia: occhio alle spese di parte corrente

Come sempre niente di nuovo sotto il sole.

Il solito monito della UE all’Italia è sempre lo stesso: “Occhio alle spese di parte corrente”. Questa richiesta viene per bocca del Commissario Europeo per l’Economia Gentiloni e fortemente voluta dai Paesi del nord, i cui bilanci sono sempre in ordine, anche durante la pandemia.

Tenere sotto controllo le spese correnti o ridurle, in genere per i Paesi europei sembra che non sia un grosso problema, purtroppo per il nostro Paese questo è un vero problema nazionale.

La spesa corrente: il vero problema del bilancio pubblico italiano

I punti per cui in Italia è difficile ridurre queste uscite di parte corrente sono fondamentalmente due. Il primo è il fatto di avere una spesa corrente dilatata troppo negli anni passati per i soliti e noti motivi clientelari. Il secondo è che in campagna elettorale vengono fatte promesse che purtroppo dilatano eccessivamente questa spesa, e poi nessuno ha il coraggio di tornare indietro.

Gli elettori si sono abituati in questo modo e le prebende e le mancette elettorali sono una costante nella nostra storia.

I governi si avvicendando in maniera maggiore rispetto ad altri europei e in questo modo le eventuali responsabilità politiche si possono diluire, condividere o dimenticare.

Il problema della spesa corrente non è mai stato, per ragioni di opportunità politica, affrontato in maniera seria e decente. Al limite si è sempre pensato di far rientrare il debito con la caccia all’evasore o con maggiori entrare anche di carattere patrimoniale.

Questo modo di fare non risolve il problema ma sposta soltanto la lancetta del tempo in po’ più avanti.

Chi ha un minimo bagaglio di revisione pubblica è ben a conoscenza dei vari sprechi che esistono nei bilanci pubblici. A partire da quelli degli enti locali di piccole dimensioni per poi salire sempre più in alto a quelli regionali. E delle varie aziende pubbliche e/o partecipate,  per finire in quello dello Stato nazionale passando per i bilanci settoriali dei vari ministeri.

Ridurre la spesa corrente non è una buona politica elettorale, questo è ben risaputo da ciascun politico italiano sia a livello locale sia a livello nazionale.

Per adesso, a causa della pandemia legata al Covid 19, l’Unione Europea ammonisce l’Italia.

La nostra fortuna potrebbe essere che il patto di stabilità europeo sia stato rinviato anche per l’anno 2022. Ma poi cosa succederà?

Dopo una crisi finanziaria degli anni 2020-2021 sarebbe stato forse più saggio rimandare ancora di un anno o due gli stretti parametri di bilancio imposti a tutti i Paesi europei.

Cerchiamo di vedere, almeno per adesso, il bicchiere mezzo pieno. Lo spostamento dei parametri anche per l’anno 2022 è un aiuto di non poco conto per un Paese indebitato come il nostro.

Molti Paesi europei hanno bilanci pubblici con spesa sociale più alta della nostra, con conti in ordine e senza spese clientelari, cosa manca all’Italia per arrivare a questi livelli europei?

Intanto il solito monito della UE all’Italia rimane quello di dare un occhio alle spese di parte corrente. La spesa corrente deve per forza di cose essere ridotta ed ad ogni variazione in aumento deve corrispondere una variazione in diminuzione di un’altra posta di bilancio.

Per fare spesa corrente, alla cui copertura si deve sempre ricorrere con la fiscalità generale. E questa non è politica da grandi statisti ma da meri burocrati di regime.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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