Il romanzo che non si deve assolutamente leggere quando si è tristi

In qualche stagione dell’esistenza sopraggiungono momenti particolari in cui vengono meno le energie per contrastare eventi, circostanze e incontri poco piacevoli. L’abitudine alla lettura di qualche buon romanzo può riuscire di conforto in molti casi, in altri può risultare addirittura devastante perché spalanca voragini di consapevolezza. E non sempre si dispone di una forza d’animo sufficiente per accogliere le tempeste emotive che suscita una scrittura capace di scandagliare i fondali con precisione chirurgica.

Il libro del buio

Il romanzo che non si deve assolutamente leggere quando si è tristi è proprio quello sotto il cui peso il nostro animo vacillerebbe e forse soccomberebbe. Ci si siede accanto ad un amico che sta sperimentando la sofferenza quando in prima persona si subiscono le aggressioni del dolore.

Sono innumerevoli i romanzi che sarebbe preferibile attraversare quando non si è in ginocchio accanto alle braci di una recente delusione o amarezza. Per cui il romanzo che non si deve assolutamente leggere quando si è tristi si intitola “Il libro del buio”. E pur tuttavia narra soltanto una delle molteplici storie di vita che sarebbe opportuno abbordare quando si ha il vento in poppa, il sole negli occhi e la speranza a muovere le gambe.

Il suo autore Tahr Ben Jelloun è il più apprezzato degli scrittori marocchini e offre il resoconto di una vicenda realmente accaduta. Il fallimento di un colpo di stato condanna 58 uomini a trascorrere 18 interminabili anni in prigione in compagnia di scorpioni, freddo glaciale e caldo torrido. Nel buio totale in cui sono immersi gli uomini danno avvio alla lotta per la vita cercando di non cadere preda dei ricordi. La mente che torna sul passato si espone più facilmente ai colpi d’ascia della sofferenza. Meglio vivere un eterno presente in cui bisogna distrarre la morte affinché non individui l’ingresso della propria cella. E per quanto possa essere questo il romanzo che non si deve assolutamente leggere quando si è tristi resta pur sempre un’opera imperdibile. Ciò perché un’alba luminosa si impone prepotente laddove l’urlo della sofferenza umana attraversa la sua notte più lunga e oscura.

Il romanzo che non si deve leggere quando si è tristi

Non è la trama nel dettaglio a sedurre il lettore e a tenerlo fermo sulle pagine, quanto le suggestioni emotive di cui gronda il romanzo. La parola diventa talmente evocativa da contornare le alternanze e i sussulti dello spirito. Chi attraverserà la fatica letteraria di Ben Jelloun imparerà che esistono tanti tipi di silenzio. E che il più insopportabile resta il silenzio della luce, del sole che svela e talvolta rivela soltanto la gratuità della cattiveria umana.

Così come apprenderà che il vero lusso non deriva dal possesso, ma dalla pace interiore e dalle cose semplici ed essenziali. Uno dei prigionieri che sopravvive alla lunga reclusione riporta l’esperienza della prigionia e confessa che a salvarlo hanno contribuito le letture del passato. Parole e immagini possono aiutare chiunque a trasferirsi in realtà altre quando il quotidiano si fa difficilmente sopportabile. Non perdiamo l’abitudine di leggere per avere sempre un fondo di risorse spirituali ed emotive a cui attingere a piene mani.

Per migliorare e potenziare la mente rimandiamo all’articolo “3 esercizi per allenare il cervello ogni giorno per 5 minuti”

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