Il ritorno del vinile e un ritrovato piacere di ascoltare musica

Correva l’anno 1982 quando l’album 52nd Street di Billy Joel veniva immesso per la prima volta sul mercato nel formato Compact Disc. Più piccolo, più comodo, più facile da produrre e con una qualità audio migliore. Il caro, vecchio e di certo non tascabile vinile aveva ormai i giorni contati. Eppure, dopo decadi di agonia e quasi sul punto di scomparire, il mercato musicale, ormai dominato dallo streaming, ha assistito al grande ritorno del vinile. E non solo, dopo un trend positivo registrato a partire dal 2013, nell’ultimo anno il vinile ha consumato la sua vendetta sull’acerrimo nemico. Ad oggi le vendite dei vinili hanno superato i CD nei ricavi totali (mercato USA) e ciò ha portato sempre più artisti contemporanei a decidere di produrre la propria musica sul discone nero.

I possibili motivi alla base di una rinascita. Pro e contro

Le ragioni del ritorno del vinile non sono di facile lettura. In effetti chiunque può ascoltare un brano digitale ovunque e in qualunque momento, spesso in modo del tutto gratuito. E allora perché spendere per un vinile quando il formato digitale offre una maggiore qualità ad un prezzo inferiore?

Breve premessa: neppure sotto tortura un amante del vinile ammetterà che il formato digitale abbia una qualità superiore. In effetti l’argomento delle differenze qualitative tra i due formati è decisamente insidioso. Si può ammettere l’esistenza di differenze strutturali, ma difficilmente si giungerà ad una conclusione.

A ciò possiamo aggiungere che in un’epoca in cui tutto è smart, si può dare per scontato che la “facilità” di trasporto di un disco di 30 cm di diametro (per di più facilmente deteriorabile) non possa aver influito più di tanto. C’è da dire però, che un vecchio giradischi ed una teca con i vinili dentro casa fanno sempre la loro figura!

Il piacere di ascoltare musica (senza fare nient’altro)

La possibile motivazione alla base di questo successo sta probabilmente in un ritrovato modo di ascoltare musica.

Un vinile non si ascolta durante il jogging, né in palestra, né in metropolitana. Chi ascolta un vinile lo fa perché ama dover aggiustare periodicamente il proprio giradischi, pulire bene il disco quasi ad ogni ascolto, prendersi una pausa da tutto il resto e, strano ma vero, alzarsi dal divano ogni trenta minuti per passare dal lato A al lato B. Insomma, alzi la mano chi riesce ad ascoltare un intero album su Spotify senza skippare almeno un paio di brani.

Forse proprio l’estrema fruibilità e la facilità di ascolto della musica in digitale ha trasformato questa in un mero bene di consumo. Il ritorno del vinile va osservato proprio in contrapposizione all’idea di una musica “mordi e fuggi”.

Il vinile è ritualità, è piacere di ascolto. Chi ascolta un vinile decide di ascoltare un album intero proprio perché ciò comporta non dover fare nient’altro.

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