Il rientro dei rendimenti sul titolo di Stato decennale Americano, sembra supportare la tesi della Federal Reserve di un’inflazione transitoria, sarà proprio così?

Nella settimana appena conclusasi, abbiamo visto un rientro dei rendimenti sul decennale americano. L’attuale livello si attesta a 1,581%. I massimi erano stati raggiunti attorno a fine marzo con un rendimento di poco superiore all’ 1,746%.

A livello settoriale a Wall Street abbiamo visto una sovraperformance del settore telecomunicazioni rispetto agli altri settori con un 2,86%, a seguire i titoli legati al consumo ciclico (2,51%), tecnologici (2,3%), immobiliare (2,06%). Anche i cosiddetti settori value hanno segnato buone performance settimanali, sebbene un po’ più contenute rispetto ai precedenti. Industriali (1,95%), Materie prime (1,42), Finanziari (1,18%).

Quali indicazioni possiamo trarre da questi segnali?

Il rientro dei rendimenti sul titolo di Stato decennale americano, sembra supportare la tesi della Federal Reserve di un’inflazione transitoria, sarà proprio così?

L’andamento di questa settimana, sembrerebbe confermare la tesi della FED, secondo cui l’inflazione sarà un fenomeno transitorio. Secondo il nostro Ufficio Studi, è un po’ prematuro basarsi sul risultato di una singola settimana per fare previsioni a lungo termine. Questo è stato confermato anche in un precedente articolo secondo cui il punto di svolta per valutare la dinamica inflazionistica di medio – lungo termine potrebbe essere l’inizio dell’autunno.

La FED infatti ha già comunicato le sue previsioni ufficiali fino al 2023, con un’inflazione attesa del 2,4% per quest’anno che dovrebbe rientrare attorno al 2,1% nel 2023. Ora, in assenza di forti segnali o dati macroeconomici rilevanti, sarebbe azzardato discostarsi dalle previsioni della FED, soprattutto se si considerano tutti gli strumenti di cui è provvisto il suo arsenale.

La dinamica settimanale sui tassi dei titoli di Stato decennali sembra aver favorito i titoli growth. Quali potrebbero essere le motivazioni?

I settori più performanti in questa settimana come abbiamo visto sopra sono stati ancora i settori growth, specialmente per quanto riguarda i tecnologici e telecomunicazioni. Questo è avvenuto in un’ottava in cui i tassi sono scesi. Risulta evidente che un calo dei rendimenti obbligazionari ha favorito in generale un po’ tutti i settori, con un maggior impatto su quelli più sensibili rispetto ad una tale dinamica come appunto i settori growth.

Nella settimana appena conclusa rileviamo inoltre un leggero apprezzamento dell’oro. Questo potrebbe essere giustificato dalla diminuzione dei rendimenti sul titolo di Stato decennale americano. Nel breve periodo, tassi di rendimento in crescita, tendono a deprimere il prezzo dell’oro, a causa del maggior costo opportunità in cui s’incorre nel detenere oro rispetto a titoli di Stato. Sappiamo che l’oro per sua natura non stacca dividendi, mentre i titoli di Stato, diventano sempre più interessanti quanto più alti sono i rendimenti. Al contrario, rendimenti in discesa rendono più appetibile l’acquisto di oro a causa dei minori costi opportunità.

Chiaramente rendimenti in discesa, favoriscono i settori più rischiosi. Tuttavia, l’investitore non dovrebbe lasciarsi influenzare troppo dal queste dinamiche di brevissimo termine, soprattutto se esse avvengono in un periodo con poca direzionalità come questo.

Conclusioni

Il rientro dei rendimenti sul titolo di Stato decennale americano, sembra supportare la tesi della Federal Reserve di un’inflazione transitoria, sarà proprio così?

Durante questa settimana il rientro dei rendimenti sul decennale americano sembra supportare la direzione indicata dalla FED, secondo cui l’inflazione dovrebbe restare entro dei limiti di accettabilità. Nel lungo periodo, è un po’ presto per azzardare ipotesi, molto dipenderà dagli sviluppi della pandemia e dal ritorno o meno di misure restrittive imposte dai governi.

Nel frattempo riteniamo utile rammentare ai nostri lettori una delle prime regole per un investitore consapevole. Mai scommettere contro la FED.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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