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Il rialzo dei tassi è necessario in USA , in Europa si cambino i paradigmi tra BCE-Banche-Aziende e famiglie

Mi piacerebbe poter scrivere che nelle fasi critiche dell’economia, tipo sub-prime o recessioni varie, i governi e le banche centrali hanno spaziato in un ‘ampia gamma di soluzioni per riportare le nazioni a uno sviluppo sano ed equilibrato e all’uscita dalle crisi.
Nella cruda realtà invece l’unico vero strumento per arginare a fronteggiare le fasi di decadenza economica è sempre stato solo e soltanto quello di intervenire sui tassi di interesse. La cosiddetta leva monetaria. Leva monetaria che dopo la crisi sub-prime si è arricchita del modello quantitative easing il cosiddetto QE, ovvero l’emissione di moneta per riparare di danni della finanza globale.
Una specie di modello giapponese sulla cui efficacia basterebbe interrogare gli investitori entrati sul Nikkey giapponese nel 1990…!
Non a caso quando coi tassi a zero o sotto per un , per fortuna , breve periodo, la ripresa economica stentava ad arrivare, l’economia mondiale, le nazioni hanno tremato. Tanto da convincere le banche centrali più autonome (FED, BOE Svizzera ecc) a stampare moneta almeno in parte “scorrelata” dall’emissione di debito e preziosa per ritirare dal mercato DEFINITIVAMENTE GLI ASSET TOSSICI BANCARI. Appunto nacque il QE.

Checché se ne pensi il ciclo economico non sarebbe ripartito di solo QE, la vera leva è stato abbinare al risanamento, più o meno totale delle banche (preciso che parlo degli stati sovrani e non dell’area UE dove il QE si è fermato al riacquisto di bond governativi) a livelli di tassi di sconto prossimi o anche inferiori allo zero. Insomma la solita storia: l’unica vera arma delle banche centrali per favorire il rilancio del ciclo sono le manovre su tassi.
Ecco perché ritengo indispensabile che la FED, dimentichi per un attimo le borse e la loro eventuale reazione negativa(comunque i listini USA sono vicini ai massimi storici) e alzi con decisione i tassi di interesse. Sulla scorta di dati economici macro molto molto favorevoli questo è il momento di calcare la mano e riportare il tasso di sconto verso un target che nella fase di rallentamento fisiologica, che segue i livelli di eccellenza attuali, potrà consentire manovre ripetute per riportare liquidità e buona predisposizione nel mondo degli affari, borse comprese.
Penso che un livello ideale si collochi tra il 2.5% e il 3% entro al massimo fine anno. Dove si posizionerà la FED sarà volgarmente un indicatore di quanto si è realmente esposta in ambito di sub-prime e asset tossici correlati e di conseguenza sul reale stato di salute del settore grandi banche statunitensi.
In Europa area UE invece si è stati più rigorosi nell’applicare il concetto: stampo solo se emetti debito. Eppure, pur mitigato dal …comunque il debito te lo ricompro col QE, il risultato è sotto gli occhi di tutti: Grecia in sostanziale default pilotato, Spagna e Italia con la disoccupazione mai vista quando c’erano lira e peseta e tanti altri paesi in difficoltà compresa la Francia dove i disordini sociali sono all’ordine del giorno. Germania che viaggia e gli altri nemmeno al traino questo è il succo di questa politica.
Ma io mi chiedo visto che i soldi dati alle banche servivano per compensare le scadenze su obbligazioni costruite su crediti inesigibili perché non finanziare allo stesso tasso di sconto direttamente aziende e privati ?

Perché col tasso di sconto praticamente a zero un prestito deve costare da banche private n punti percentuali? Perché questo quando poi queste stesse banche private sono state tenute in piedi con denaro pubblico?

Il rialzo dei tassi è necessario in USA , in Europa si cambino i paradigmi tra BCE-Banche-Aziende e famiglie ultima modifica: 2018-09-08T13:05:13+00:00 da Gianluca Braguzzi
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