Il prossimo market driver per i mercati

Una nuova ossessione sta nascendo tra gli operatori di Wall Street ossessione che potrebbe diventare il prossimo market driver sui mercati.

Non solo dazi

Quanto accaduto domenica sera tra yuan e dollaro sta facendo riflettere non poco gli investitori. Infatti lo yuan onshore si è indebolito sul dollaro (senza alcun intervento da parte della banca centrale cinese) ad un livello mai raggiunto da oltre 10 anni.

Da qui la paura che la moneta potesse essere usata come un’arma dalle autorità cinesi nell’ambito della sempre più incerta guerra commerciale. Anche perché l’intervento tardivo della PBoC ha fatto intendere che, benchè rimediato, non solo il danno fosse stato fatto ma potrebbe anche ripetersi in futuro.

Lo yuan al centro della scena

Ecco perché adesso il punto fissato dalle autorità cinesi di 6,996 sul dollaro, anch’esso il più basso da oltre 10 anni, appare quasi una sfida.

Sfida che il governatore della Banca popolare cinese Yi Gang ha immediatamente smentito. Parole che, però, non hanno dato serenità agli operatori. Infatti l’andamento del cambio e soprattutto, più in generale, dello yuan nel breve termine, sarà un fattore chiave (market driver) per i mercati nelle prossime settimane. Soprattutto in vista di quel 1 settembre visto come inizio della nuova tranche di dazi imposti da Washington alle ultime categorie di merci cinesi ancora scoperte da tariffe doganali. Dazi che, partendo dal 10% potrebbero presto trasformarsi nel 25%.

La Fed chiamata in causa

Infatti un aumento dei dazi sul fronte Usa-Cina peggiorerebbe e non poco le prospettive economiche mondiali, portando però, allo stesso tempo, la Federal Reserve a dover intervenire drasticamente abbassando i tassi oppure prendendo altre misure di stimolo finanziario. Esattamente quello che voleva Trump e che il governatore della Fed, Jerome Powell, non ha fatto.

Decisione che, di contro, potrebbe essere seguita dal resto delle banche centrali. Intanto già la banca centrale della Nuova Zelanda ha iniziato a fare i primi tagli. In particolare l’istituto neozelandese ha annunciato un costo del denaro all’1% dal precedente 1,5%. La cifra ha preso in contropiede gli operatori che aspettavano invece un taglio di soli 25 punti base.

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