Il prezzo della benzina non scende come il petrolio. Come mai? Il caso ENI

Sebbene sia il corso il lockdown, quelle poche volte che abbiamo avuto la possibilità di uscire di casa sicuramente siamo rimasti colpiti dal prezzo della benzina e del diesel. A fronte di un prezzo del petrolio che dal 20 febbraio ha perso circa il 60% passando da $54 a $21 i prezzi dei carburanti sono scesi solo di qualche punto percentuale. Ad esempio il prezzo della benzina è sceso del 5,2%, mentre quello del diesel del 5,8%.

Come è possibile una così enorme differenza tra riduzione della materia prima e riduzione del prezzo alla pompa?

Una parte della spiegazione è sicuramente legata al fatto che il costo della materia prima influisce solo per il 21% del prezzo finale del carburante. Il problema è quello annoso delle accise. Un problema tutto italiano e che comprende la seguente lista di balzelli (fonte Wikipedia)

  • 1,9 lire (0,00098 euro) per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935-1936;
  • 14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
  • 10,0 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966;
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
  • 99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
  • 75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980;
  • 205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della missione ONU durante la guerra del Libano del 1982;
  • 22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione ONU durante la guerra in Bosnia del 1995;
  • 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli auto-ferrotranvieri del 2004;
  • 0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
  • 0,0051 euro per far fronte al terremoto dell’Aquila del 2009;
  • da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 0,04 euro per far fronte all’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
  • 0,0089 euro per far fronte all’alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
  • 0,082 euro (0,113 sul diesel) per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011;
  • 0,024 euro per far fronte ai terremoti dell’Emilia del 2012;
  • 0,005 euro per il finanziamento del “Bonus gestori” e la riduzione delle tasse ai terremotati dell’Abruzzo;
  • 0,0024 euro per il finanziamento di alcune spese del decreto Fare “Nuova Sabatini” (dal 1º marzo al 31 dicembre 2014).

Sommando anche l’IVA sulle accise. l’impatto sul prezzo della benzina è di 0,8742€, mentre su quello del diesel  è 0,7432€. Basterebbe togliere l’IVA dalle accise, come a volte si sente dire, per ridurre il prezzo della benzina e del diesel di circa 0,16€ e di circa 0,13€, rispettivamente.

Anche tenendo conto di questa componente fissa ai prezzi attuali del petrolio la variazione dovrebbe essere  di una riduzione  di 0,25€ sul prezzo della benzina e di 0,16€ su quello del gasolio rispetto a quello attuale.

Come mai allora non assistiamo a questa diminuzione?

Il motivo è dovuto alla scelta delle compagnie petrolifere che con questi prezzi del petrolio sono già in grosse difficoltà. Come spiegato molto bene da Banca IMI nel caso specifico di ENI

“Crediamo che ENI cercherà di salvaguardare la distribuzione dei dividendi, attesi a 0,86€ per azione nel 2019 e a 0,89€ per azione per il 2020, ‘protetti’ da un prezzo del petrolio a $45. Il dividendo potrebbe essere a rischio in uno scenario con un prezzo medio per il 2020 di $35 al barile”.

Poiché attualmente il petrolio quota in area $22 si capisce come le compagnie petrolifere cerchino di mantenere alto il prezzo della benzina per non ridurre ulteriormente i margini.

Certo, c’è la favoletta che il petrolio che utilizziamo oggi è stato acquistato in passato a prezzi più alti. Tuttavia questo discorso non vale mai al contrario. Quando il petrolio sale il prezzo della benzina non scende mai anche se la materia prima è stata acquistata a prezzi più bassi.

Analisi grafica e previsionale sul titolo ENI

ENI (MIL:ENI) ha chiuso la seduta del 27 marzo a  quota 8,217€ in ribasso del 5,67% rispetto alla seduta precedente.

Sul time frame mensile la proiezione in corso è ribassista ed è diretta verso il III° obiettivo di prezzo in area 5,6463€. Il rimbalzo degli ultimi giorni non esclude ancora il raggiungimento di questo livello che rappresenterebbe un ottimo livello di ingresso. È in area 5,65€, quindi, che bisognerebbe tornare compratori con obiettivo in area 9€.

Ricordiamo che a maggio è stata confermata la distribuzione del saldo del dividendo di ENI pari a 0,43€ che alle quotazioni attuali corrisponde a un rendimento del 5,2%.

ENI

ENI: proiezione ribassista in corso sul time frame mensile. La linea blu rappresenta i livelli di Running Bisector; la linea rossa i livelli de La Nuova Legge della Vibrazione.

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