Il nuovo lessico della guerra alla ricerca del significato reale delle parole in campo, la discordanza tra termini e sostanza

«Le parole non sono cioccolatini» diceva un prof. del Liceo. A dire che ad ogni vocabolo corrisponde un fatto e per questo è importante farne un giusto uso. In generale. Però nella guerra di informazione e disinformazione del conflitto tra Russia e Ucraina ci sono delle  frasi e delle parole ricorrenti che spiccano per mancanza di adesione alla realtà. Per l’uso improprio e la discordanza tra significante e significato. Il linguista Ferdinad De Saussure potrebbe rivoltarsi nella tomba. Intanto per chiarirci, il significante, come ci insegna il celebre linguista, è la rappresentazione mentale e astratta di un suono associato ad un significato che è un concetto. Ad una lettura grezza dei termini maggiormente utilizzati dalle parti coinvolte nel grande conflitto in Ucraina, spiccano delle pertinenze.

Aggressore e aggredito

Molti non riescono a pronunciare il nome «Putin». Capita ad esempio tra alcuni esponenti di alcune forze politiche italiane. Magari ci è sfuggito ma alcuni della Lega come pure del Movimento 5 Stelle continuano a parlare di «aggressore e aggredito» in luogo di Russia e Ucraina, Putin e Zelensky. Non ce la fanno. Che sia per via di vecchie amicizie non è dato saperlo. «Aggressore e aggredito» rimandano ad un’immagine nella testa degli ascoltatori più vaga rispetto all’uso dei nomi propri. E in nuovo lessico della guerra ci fornisce ulteriori spunti.

Operazione militare e Pace

Eccezion fatta per Joe Biden e (in ultimo) per i Maneskin che, forse esagerando, hanno dato rispettivamente del «macellaio» allo zar russo e il noto «fuck». A parte la spudorata schiettezza dei due, forse eccessiva, il resto è una coltre di nebbia sui fatti reali. Putin, che sta facendo guerra all’Ucraina, parla di «operazione militare speciale». Di fatto è in corso una strage di città, infrastrutture, militari e civili. Perché, che se ne dica, in ogni guerra, per volontà o per errore molti civili muoiono o rimangono mutilati. Veniamo all’Occidente. Parla di «Pace» in luogo di Vittoria. Stando ai fatti, l’Ucraina ha chiesto e continua a chiedere aiuto militare all’Unione e agli USA per tenere testa e vincere sulla Grande Madre Russia.

Il nuovo lessico della guerra alla ricerca del significato reale delle parole in campo, la discordanza tra termini e sostanza

Altra parola è «minaccia» rivolta alla Russia che in verità più che minacciare compie delle azioni vere e proprie. Ha agito così alla vigilia dell’attacco all’Ucraina e, a quanto dice, ha realmente allertato gli addetti al nucleare. In ultimo ieri ha effettuato una sperimentazione. Ha lanciato il nuovo missile Sarmat (Satana 2) in preparazione della parata del 9 maggio e gli altri Paesi già erano stati avvisati. Perché così è previsto. Quando una potenza nucleare compie delle sperimentazioni, le altre vanno avvisate. Intanto si sono dissolti nel vento termini come «negoziato» e «diplomazia». Zelensky nell’ambito del lessico appare vincente: chiede armi e lo dice chiaro e tondo. Potrebbe parlare di supporto, sostegno e simili invece chiede e ordina armamenti.

In inglese è meglio

E poi c’è l’anglicismo «escalation» che fa pensare alla progressione della guerra in termini di intensità e ferocia. Rimane fuori l’ampiezza e la moltitudine di Paesi coinvolti. Nei fatti il termine rimpiazza quella che può essere una terza guerra mondiale o comunque un combattimento tra l’asse USA, UE e la Russia. Con il rischio della Cina. Non a caso al confine ucraino ci sono truppe che addestrano l’esercito locale al buon uso delle armi fornite. Ci pare sia qualcosa in più di un’escalation. Così il nuovo lessico della guerra si presta a numerose interpretazioni nel tentativo di dare una visione soggettiva della realtà.

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