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Il NADEF ci ha appena detto che è in arrivo la patrimoniale

La triste verità è contenuta proprio nel documento di aggiornamento al DEF, cioè il Documento di Economia e Finanza, quello che una volta si chiamava Finanziaria. Il NADEF ci ha appena detto che è in arrivo la patrimoniale. Ovviamente la cosa non è scritta nero su bianco, ma è facilmente desumibile dalla fredda realtà dei numeri, come sempre. Non è questione di se ci sarà una patrimoniale, ma quando, come e quanto richiamo.

Perché siamo in questa situazione? Perché a fronte di una recessione economica globale, la spesa del Paese è in aumento. Dicevamo della fredda realtà dei numeri. Il NADEF prevede 20 miliardi in più di debito, e non spende una parola sugli effetti che potrebbe avere un nuovo lockdown, anche solo parziale. Tra tasse e tagli, questi 20 miliardi in più di debito da ripagare in 7 anni (la media del debito italiano) all’1% circa si traducono in 3 miliardi all’anno (6 con un secondo lockdown). O si pone rimedio a questa situazione, o bisogna cercare di allungare ancora la media di pagamento del debito.

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E se ci saranno nuove tensioni sulla sostenibilità del debito nostrano, ci potranno essere solo quattro soluzioni. Alleggerire le rate ricorrendo al MES, tagliare la spesa, aumentare la pressione fiscale o, come estrema ratio, non pagare alcuni debiti.

Il NADEF ci ha appena detto che è in arrivo la patrimoniale

E’ nostra opinione che non ci sarà una patrimoniale una tantum secca e dura, come il prelievo sul conto corrente. Ci sarà più un incremento delle imposte patrimoniali. E’ quindi molto probabile attendersi un raddoppio di queste ultime, insieme a rimodulazioni delle tasse e dei contributi. L’ipotesi di incasso, effettuando queste operazioni, potrebbe essere di almeno 10 miliardi di euro.

L’Italia non è nuova a patrimoniali straordinarie, perché quelle “normali” le conosce bene. Cosa sono le accise sui carburanti se non una patrimoniale? O la tassa sui monopoli che ancora si paga sui tabacchi? Quelle straordinarie, invece sono un’altra cosa. Come il prelievo notturno sui conti correnti di Amato nel 1992 insieme all’imposta straordinaria sugli immobili. O il bollo sul deposito titoli introdotto da Tremonti. O ancora il Decreto Salva Italia del governo Monti, che aumentò le imposte immobiliari. In questo caso quanto paventato sopra potrebbe avvenire se il rischio Paese peggiorasse, e neanche la rete di protezione stesa dalla BCE sul nostro debito bastasse.

Cosa fare per arginare i rischi di una patrimoniale in arrivo? Ridurre la liquidità in giacenza sui conti correnti, innanzitutto. Trasformare il denaro investito in fondi di investimento a scopo previdenziale in fondi pensione, onde ridurre il rischio pur mantenendo il fine dell’investimento, ed in prodotti assicurativi di “vita pura”.

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