Il mercato può continuare a salire: ecco la prova

Protagonista del mercato, adesso, l’inversione della curva dei rendimenti statunitensi, segno di una recessione in arrivo. Ma c’è una prova tangibile che la fiducia resta. Ecco qual è.

Il quadro di fondo

Mercoledì si è registrata la tanto temuta inversione della curva dei tassi di interesse statunitensi. Il rendimento del decennale Usa ha visto un rendimento inferiore a quello del titolo con scadenza a due anni. Inoltre anche il titolo con scadenza trentennale è sceso a livelli record. Un segnale, il primo, che molti hanno visto come l’annuncio di una recessione in arrivo. Statisticamente è così dal momento che la storia recente lo ha confermato. Basti pensare al fatto che l’ultima volta che si è ripresentato è stata nel 2007, vigilia della peggior crisi economica della storia.

I dati macro e il mercato azionario

A questo, già di per sé un dato più che sospetto, si aggiungano, tra i fattori che incutono timore agli operatori, anche gli ultimi dati macro. Si tratta di quelli riguardanti le esportazioni di giugno, in calo del 4,7% rispetto a un anno fa. Non vanno bene nemmeno le importazioni, in calo del 4,1%. Chi invece si oppone a questa previsione ricorda che, anche in caso di eventuale recessione, l’inversione della curva di rendimento, è un segnale anticipatore che arriva, cioè, circa 18 mesi prima dell’a eventuale recessione.

Warren Buffett

Ma c’è anche chi, invece, non ha dubbi sulla forza del  mercato azionario e, come a suo tempo accadde (2008), non ha intenzione di ritirarsi. Il suo nome? Warren Buffett, da sempre grande investitore soprattutto nei titoli bancari. Gli stessi che, in caso di recessione, sono i primi a venire meno.

La Berkshire Hathaway di Buffett ha posizioni importanti in diverse società finanziarie, tra cui American Express , Bank of America , Goldman Sachs e JP Morgan.

La view sull’oro

Chi invece fornisce un elemento ai fautori di una recessione è UBS con le previsioni sull’oro. Per la società elvetica, infatti, il prezzo dell’oro, oggi a 1.518,93 dollari l’oncia,  potrebbe arrivare a 1.600 dollari. A dare la spinta i rischi geopolitici non solo commerciali tra Usa e Cina ma anche quelli che vedono al centro le proteste di Hong Kong. Inoltre la svolta dovish della Fed potrebbe aumentare l’appetibilità dell’oro nel prossimo futuro. Un trend che si può vedere anche nel +25% registrato sul metallo giallo da agosto 2018 ad oggi.

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