Il medico risarcisce i danni per errata diagnosi

L’errore in ambito medico è forse uno di quelli che ci preoccupano di più. Oggi possiamo affermare con certezza che il medico risarcisce i danni per errata diagnosi. Lo afferma la Corte di Cassazione al termine di un difficile bilanciamento tra due opposti interessi. Da un lato c’è l’interesse del malato ad essere risarcito in caso di errore. Dall’altro lato l’interesse del medico a svolgere la professione con serenità, tenendo conto del fatto che pazienti diversi possono avere reazioni diverse alla medesima cura. Non tutto in medicina è prevedibile e quindi anche ai sanitari deve essere riconosciuta l’esimente del caso fortuito.

Il medico risarcisce i danni per errata diagnosi

La Cassazione si è espressa con la sentenza 5315 del 2020 in materia di risarcimento per errata diagnosi. E’ una pronuncia che segna un passo avanti per la tutela dei diritti del malato.  Infatti la Corte riconosce la responsabilità del medico non solo se l’errore provochi una mancata guarigione, ma anche se l’errore determini un semplice ritardo nella guarigione stessa.

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Oggi il malato può aspirare ragionevolmente ad un risarcimento nei seguenti casi.

a) mancata guarigione. Se il paziente è stato curato per una colite, mentre si scopre poi avere un tumore all’intestino che non gli lascia scampo;

b) il mancato allungamento della vita residua del paziente. Anche in caso di male incurabile, se la diagnosi fosse stata corretta, il paziente avrebbe potuto avere un’aspettativa di vita più lunga;

c) l’aggravamento della malattia ed il conseguente ritardo della guarigione. Se la diagnosi è sbagliata il paziente non viene sottoposto subito alle giuste cure e la guarigione arriva in tempi più lunghi.

La sentenza di cui oggi parliamo è relativa all’ultima delle 3 ipotesi di cui sopra. Per i giudici l’allontanamento della guarigione è equiparabile alla malattia ed è quindi frutto della errata diagnosi.

La malformazione del neonato

La Cassazione, con la sentenza 16892 del 2019, ha dovuto pronunciarsi sulla mancata comunicazione ai genitori di una malformazione riscontrata nel feto durante la gravidanza. In questo caso è evidente il danno provocato dalla errata diagnosi. La Cassazione ha riconosciuto il diritto dei genitori al risarcimento del danno da parte del medico negligente. Per riconoscere il diritto al risarcimento era necessario avere la prova che, se tempestivamente informati, i genitori avrebbero interrotto la gravidanza, invece di portarla a termine ugualmente. In questa sentenza la Corte ha ritenuto che quella prova potesse essere raggiunta anche mediante presunzioni. In pratica si è seguito il seguente ragionamento: le malformazioni del neonato sono talmente gravi che se i genitori lo avessero saputo molto probabilmente, o quasi sicuramente, avrebbero interrotto la gravidanza.

La Cassazione ha così accertato che il medico era responsabile per omessa informazione alla gestante. Di conseguenza lo ha condannato  a risarcire il  “danno da nascita indesiderata” quello  da “omessa diagnosi della malformazione fetale”.

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