Il Fisco svuota i conti correnti. Quando accade?

È possibile che il Fisco svuoti il conto corrente di un risparmiatore? Come potrebbe accadere una cosa del genere? Se si presentano determinate condizioni e particolari esigenze, il Fisco può operare quello che viene definito un prelievo forzoso dal conto corrente. Con la nuova Legge di Bilancio 2020, Governo e Agenzia delle Entrate hanno fissato un obiettivo principe: abbattere e limitare energicamente l’evasione fiscale e la mancata ottemperanza delle leggi sui pagamenti. Per assicurare la buona riuscita dell’ambizioso progetto, i controlli diventano più serrati e, se necessario si attuano dei veri e propri prelievi forzosi dai conti correnti. Quando, dunque, il Fisco svuota i conti correnti? Quali variabili entrano in gioco per determinare quest’azione coatta?

I poteri dell’Agenzia delle Entrate Riscossione

In generale, è possibile affermare che il conto corrente rappresenti una delle principali preoccupazioni di molti risparmiatori. Allo stesso modo, pare che il conto corrente sia diventato materia di grande interesse anche per il Fisco. Quello che un tempo era il compito principale svolto da Equitalia, oggi diventa appannaggio dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Esso è il nuovo ente che ha sostituito Equitalia a partire dal luglio del 2017. Alla sostituzione ha fatto seguito anche una riformulazione dei compiti e dei poteri assegnati all’agenzia. Difatti, oltre all’accertamento, il nuovo ente è autorizzato alla riscossione coattiva nella misura in cui si presentino dei cattivi pagatori. Cosa vuol dire? Sebbene già dal 2005 il pignoramento fosse un’azione consentita in taluni casi, quest’ultima poteva autorizzarla soltanto un giudice chiamato ad esprimersi in merito alla riscossione. Oggi, invece, il Fisco può procedere direttamente all’effettuazione del prelievo forzoso nella misura in cui si presentino le necessarie circostanze. Questo vuol dire che in alcuni casi il Fisco svuota i conti correnti se le circostanze lo richiedono.

Come il Fisco svuota i conti correnti?

Viene dunque spontaneo chiedersi quando ciò accada. Ebbene, come più colte precisato dal Governo, il prelievo forzoso rappresenta quella che viene definita estrema ratio, ossia un provvedimento estremo. I cattivi pagatori, cioè coloro che hanno ricevuto delle cartelle di pagamento lasciate inevase, potrebbero entrare nel mirino dell’agenzia. Solitamente, prima di attingere direttamente dal conto corrente dell’interessato, il Fisco invia una serie di avvisi e solleciti per il versamento delle imposte non pagate. Ricevuta la notifica di pagamento, il contribuente ha tempo 60 giorni per assolvere al saldo attraverso un unico pagamento o la rateizzazione. Trascorso tale tempo, gli uffici dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione potranno procedere al pignoramento del conto fino al saldo dell’importo dovuto.

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