Il Fisco recupera solo il 13% delle tasse non pagate, una miseria a cui urge dare risposta

Dal recente rapporto della Corte dei Conti si evince che il Fisco recupera solo il 13% delle tasse non pagate, una miseria a cui urge dare risposta.

Il malcontento verso la politica o l’evasione fiscale sono temi caldi, sempre al centro dell’attenzione della opinione pubblica. In particolare l’evasione fiscale viene spesso additata da politici ed esperti come una delle vie maestre per rimpinguare le casse dello Stato. Pensiamo all’utilizzo che il paese potrebbe fare di queste risorse: nuove infrastrutture ed ospedali, assunzione di personale, taglio del debito pubblico. Una disfunzione del sistema, se così vogliamo definirla, di cui qualcuno dovrebbe pur rispondere.

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I numeri della Corte dei Conti

La Corte dei Conti ha messo sotto la lente i dati dell’Agenzia delle Entrate e ha fatto i calcoli su quanto non sia stato incassato nell’ultimo ventennio. Dallo studio emerge che fino al 2019 più di 1.000 miliardi di euro di imposte sono confluiti in cartelle esattoriali, recuperate solo per il 13,3%. Come dire che su 100 euro di imposte evase, solo tredici euro e trenta centesimi sono stati incassati. La percentuale poi crolla drasticamente al 2,7% per quanto riguarda le cartelle esattoriali il cui importo supera i 100 mila euro. In pratica quasi niente sul dovuto, anche se la stessa Corte dei Conti evidenzia netti miglioramenti in termini di riscossione negli ultimi 5 anni.

Chi non paga

In tutti questi casi, si fa riferimento a tasse non pagate, per dolo, per errore di calcolo o per necessità. Il c.d. magazzino delle imposte in attesa dell’incasso al 2019 era pari a 954 miliardi. Una montagna di soldi pari a circa il 38% del nostro debito pubblico. Quanto s’incasserà concretamente? Molto poco, stimano i dati, ossia circa 80 miliardi di euro scarsi. La maggior parte di quei tributi e contributi, per ora in stand-by, fanno riferimento a una platea di contribuenti in difficoltà. Vi si ritrovano infatti imprese o soggetti comunque dichiarati falliti (153 miliardi di euro). Oppure aziende o contribuenti che nel frattempo sono cessate o deceduti (quasi 120 miliardi) ed infine i nullatenenti (circa 110 miliardi). Poi vi è la compagine degli evasori recidivi, ossia di chi, già invitato a pagare, ha fatto orecchie da mercante.

Il Fisco recupera solo il 13% delle tasse non pagate, una miseria a cui urge dare risposta

La domanda semplice e scontata è: cosa di può fare per combattere questo fenomeno? Le ipotesi allo studio non mancano, dalle più semplici alle più articolate. Forse bisognerebbe riuscire a far pagare tutti. Poi approntare un metodo che individui più facilmente gli evasori, sarebbe un altro bel segnale al sistema economico e alla società. Bisogna dire che alcuni tentativi sono stati fatti recentemente in questa direzione. Pensiamo all’inserimento di obbligo di emissione di fatturazione elettronica e alle forme di tracciabilità dei pagamenti.

L’attenzione andrebbe posta infine su interventi di lungo periodo e dunque, non si può non pensare di  riformare e di semplificare tutta la materia. Allo stato attuale, proroghe, eccezioni e deroghe sono un ginepraio, persino per gli addetti ai lavori. Bisogna reimpostare e semplificare l’architettura dei tributi, in modo da evitare il generarsi di varchi e di feritoie varie. Che spesso vengono infatti utilizzati come escamotage e scappatoie.

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