Il fattore che potrebbe far crollare le Borse e non si tratta dell’inflazione

Molti analisti guardano all’inflazione come ad uno dei potenziali fattori in grado di innescare violente reazioni ribassiste sui listini azionari.

Con questo articolo chiariamo come stanno realmente le cose, ed evidenziamo alcune notizie che, analizzate nella loro reciproca dinamica, potrebbero invece disvelare a cosa realmente si dovrebbe guardare.

Il fattore che potrebbe far crollare le Borse e non si tratta dell’inflazione

Che l’inflazione possa comportare incertezze e fasi anche ribassiste nessuno lo nega.

Ma, analizzando storicamente cosa è successo nel passato, notiamo che non è l’inflazione il fattore che ha determinato i mercati ribassisti di maggiore ampiezza e durata.

Soprattutto perché la dinamica inflazionistica è comunque legata, nella maggior parte dei casi, a fasi di ripresa economica. Il tasso di sviluppo di tali fasi viene spesso stimato, o comunque sperato, essere superiore a quello dell’inflazione.

Non a caso, i veri e propri ribassi dei listini internazionali sono stati tutti preceduti, le ultime volte, da una inversione ribassista totale o parziale della curva dei rendimenti USA, dinamica che non proietta tassi in aumento, anzi.

Ed anche il ribasso del 30% ed oltre verificatosi a seguito dei timori legati alla pandemia, che ha interessato la prima parte del 2020, è stato preceduto da una duplice concomitanza di fattori.

Dapprima si sono diffuse alcune notizie che andavano nella direzione di far pensare che il virus potesse provocare una pandemia. Intanto la yield curve statunitense ha conosciuto una parziale inversione ribassista, come evidenziato nel seguente grafico.

yeld curve

Secondo una nostra interpretazione, che abbiamo, in precedenti occasioni, evidenziato avere solidi riferimenti storici, questa inversione parziale indicava la probabilità di ribassi anche consistenti. Al tempo stesso, la mancata inversione totale stava ad indicare la probabilità che l’eventuale ribasso sarebbe stato poi recuperato. Senza quindi far terminare definitivamente il trend iniziato nel 2009.

Ed ora?

Forse non tutti hanno fatto caso ad una pluralità di notizie, che potrebbero far pensare ad una possibile recrudescenza del Covid 19 in una forma particolarmente subdola e dagli effetti molto negativi.

Purtroppo la narrazione prevalente, soprattutto in occidente, è che il vaccino significava probabile fine della pandemia.

Su quanto tale ipotesi potesse essere disattesa dai fatti, avevo scritto diversi interventi.

Ed ora, purtroppo, temo che certi fatti potrebbero darmi ragione.

Le notizie cui fare attenzione

Che cosa, infatti, sarebbe potuto succedere?

Se volessimo valutare un altro fattore che potrebbe far crollare le Borse e non si tratta dell’inflazione, dovremmo quindi guardare all’efficacia dei vaccini rispetto alle varianti. Il principale problema dei vaccini, dal punto di vista dell’effetto immunizzante, è che un tale effetto rischia di essere limitato nel tempo, se il virus sviluppa varianti in grado di sfuggirgli.

Anzi, è proprio questo lo scopo delle varianti. Tentare di non essere intercettate dal sistema immunitario, pur soggetto all’effetto stimolante di un vaccino antivirale.

L’altra rilevante caratteristica del vaccino è che non è detto possa garantire la non trasmissione di un virus da un soggetto vaccinato ad altro soggetto.

Ed ora ci stiamo accorgendo di rilevanti conferme di tali fatti a partire dall’Inghilterra.

La variante indiana

Purtroppo pare che il vaccino somministrato non sia riuscito ad evitare la morte di almeno 12 persone, infettate dal Covid.

Il motivo pare ricondurre alla variante delta, o cosiddetta indiana che, appunto, non viene intercettata dai vaccino.

Non è un caso che il premier Johnson abbia previsto il possibile proseguimento del lockdown, contrariamente alla fine delle misure restrittive, annunciato tempo fa.

E, altra rilevante notizia, non è un caso che Draghi abbia già annunciato un eventuale obbligo per chi provenga dall’Inghilterra, di sottoporsi a quarantena.

Il motivo risiede appunto nel timore che si diffonda la cosiddetta variante indiana.

Peccato che la variante indiana, altra brutta notizia cui prestare attenzione, sia già presente sul nostro territorio. Non a caso, è di ieri la notizia del focolaio di variante indiana riscontrato in una palestra di Milano.

Mettendo già insieme queste notizie, se ne può desumere il seguente quadro.

È in corso il rischio, già in atto, non solo potenziale, che i vaccini si dimostrino comunque inefficaci nei confronti di tale variante. E che, se questa si diffondesse, si ritornerebbe nuovamente a forti restrizioni delle libertà personali ed al lockdown. Con tutto quello che ne conseguirebbe anche in termini economici.

Le notizie sul fronte asiatico

La variante delta sta, intanto, nuovamente sconvolgendo gli scenari asiatici, compreso quello cinese.

Di questi giorni la notizia che in alcuni distretti ci siano limitazioni dei movimenti e che addirittura si sia revocata la somministrazione del vaccino.

Tale decisione sarebbe stata causata dal considerare il vaccino inutile nei confronti della variante delta e, quindi, la vaccinazione è stata considerata solo occasione di assembramento tale, semmai, da consentire una nuova propagazione del virus, senza poi il relativo effetto immunizzante.

Il rischio non è di poco conto.

La conseguente inefficacia di certi provvedimenti

Da tali avvenimenti consegue anche la probabile inefficacia di certi provvedimenti, come l’ormai famoso green pass. Documento, rilasciato, tra gli altri, a chi si è vaccinato.

Ma non solo. Anche a persone che si sono sottoposte a tampone con un breve lasso temporale, rispetto all’evento cui partecipano, ad esempio un matrimonio.

Ma se la vaccinazione, intanto, non garantisce che non vi sia trasmissione del virus, coloro che non si sono vaccinati non rischiano, quindi, di contrarlo?

E se comunque una variante, come la delta, riesce a superare le difese immunitarie, pur attivate dal vaccino, a cosa serve essere vaccinati?

Di qui il rischio di rivisitazione anche di queste misure in senso maggiormente restrittivo.

Il senso complessivo della situazione

Da tutte queste notizie e considerazioni emerge quindi il seguente quadro.

In particolare, la possibilità che si vada (speriamo di no) poi confermando una situazione nuovamente fuori controllo, rispetto alla quale la vaccinazioni rischierebbero di essere una variabile indipendente, senza efficacia sulla diffusione del virus.

Del tutto analogamente a quanto successo nei primi mesi di pandemia.

È un timore fatto presente da diversi studiosi ed, in particolare, da qualche epidemiologo.

Ed i mercati?

Se è vero che la storia tende a ripetersi, dovremmo fare attenzione soprattutto alla yield curve statunitense.

Qualora i mercati del reddito fisso dessero per scontata, ad un certo punto, la conferma del quadro sopra descritto, con conseguenti probabili nuovi lockdown e allontanamento della fase di ripresa, molto probabilmente reitererebbero il segnale già fornito nel 2020.

Una nuova inversione, sia pur parziale, della curva dei rendimenti a stelle e strisce, che quasi sicuramente anticiperebbe un nuovo crash.

A proposito, quindi, del fattore che potrebbe far crollare le Borse e non si tratta dell’inflazione, occhio quindi a due elementi fondamentali. Il diffondersi di notizie di conferma del quadro sopra descritto e successiva inversione, anche solo parziale, della yield curve statunitense.

Al momento questo segnale manca e l’impostazione grafica dei principali listini è rialzista, ma tutto può sempre mutare.

In ogni caso, essendo l’inversione della curva una indicazione anticipatoria, darebbe il tempo di cambiare le strategie di posizionamento.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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